DENTRO LA CRONACA – Mentre si celebrano i funerali del papà di Maria Liguori, i carabinieri indagano sulla vita di Formicola. Sgarro ai clan o matrice personale dietro all’esecuzione di San Giorgio a Cremano in cui ha perso la vita il meccanico

Mentre si celebra la cerimonia funebre di Enzo Liguori, il papà di Maria cronista de Il Mattino finito nel fuoco di camorra che voleva morto Luigi Formicola, ancora senza volto e senza nome i due killer, che hanno agito viaggiando su una potente moto (non è stata ancora ritrovata) e che viaggiavano con il volto coperto da caschi integrali. Da dove venivano? E da chi hanno ricevuto l’ordine di freddare Formicola?

In queste ore i carabinieri del Reparto operativo di Torre Annunziata, che conducono le indagini, stanno passando al vaglio tutte le immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso installate nell’area circostante via San Giorgio Vecchio. È vero, l’unica videocamera che avrebbe potuto fornire indicazioni utili e che si trovava a due passi dalla scena del crimine era fuori uso; ma si cerca lo stesso lungo le direttrici di fuga utilizzate dal commando di morte, almeno per individuare la direzione di fuga. A coordinare l’inchiesta sono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia coordinati dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo. I pm lavorano su una traccia precisa: la matrice del duplice omicidio sarebbe chiaramente di tipo camorristico. Questo vuol dire che si scava nella personalità di Luigi Formicola, sulle attività che svolgeva a San Giorgio, sui suoi contatti: ma anche sulla possibilità che il reale bersaglio dei killer stesse accarezzando l’idea di occupare qualche casella scomoda nello scacchiere – al momento ricco di vuoti – delle organizzazioni criminali un tempo forti tra Ercolano, Portici e la periferia orientale di Napoli. Con la caduta del Clan Abate ( i cavallari), San Giorgio a Cremano è terra di nessuno e fino a prima del passaggio dalla parte della giustizia della cosca dei Sarno di Ponticelli, erano loro a imperversare in città. Anche in questa direzione si muovono le indagini. L’importante, per uscire definitavemtne da una cortina di reticenza e ignoranza che ci vede protagonisti in situazioni del genere, è dire quante più cose è possibile. Chi sa parli! Per un Vesuviano migliore. Quello che è accaduto al papà della nostra collega, poteva e potrà accadere ad ognuno di noi.

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