LA FAIDA – Ricostruitsa dagli inquirenti la guerra di camorra tra iSarno e i De Luca Bossa, tra omicidi e macabre scoperte

Anni di terrore e di sangue versato. Anni di macabre scoperte dove se non stavi con chi “comandava” rischiavi di essere trucidato nel parcheggio di un ristorante o addirittura sciolto nell’acido. Trentaquattro persone ritenute affiliate ai clan camorristici Sarno, Fusco-Ponticelli e De Luca-Bossa, attivi a Napoli, Cercola, Pollena Trocchia e San Sebastiano al Vesuvio, sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco. Nei loro confronti e’ stata emessa dalla magistratura un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Sono accusate, a vario titolo, di omicidi e tentativi di omicidi, detenzione e porto illegali di armi, soppressione di cadavere, estorsioni ed altri reati. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, riguardano due filoni investigativi: uno riferito a 6 omicidi e due tentativi di omicidio nell’ambito di una faida per il controllo criminale del territorio e l’altro all’imposizione del pizzo, con numerosi episodi estorsivi ai danni di imprenditori e commercianti. I carabinieri hanno anche sottoposto a sequestro preventivo una ditta di autotrasporti, un’area adibita ad allevamento di cani ed otto autovetture intestate a prestanome riconducibili al clan Sarno. Nei confronti dei 34 boss e gregari arrestati questa mattina dai carabinieri, il gip Antonella Terzi, su richiesta dei pm Vincenzo D’Onofrio e Francesco Valentini, ha emesso quattro diverse ordinanze di custodia cautelare, esaminando separatamente le diverse accuse rivolte al gruppo. Particolarmente interessante e’ il provvedimento relativo a sei omicidi e a due tentativi di omicidio commessi tra il 1995 e il 2004 nell’ambito di diversi scontri tra clan e con svariati moventi, in particolare il controllo delle estorsioni nel Comune di Cercola. I delitti sono rimasti irrisolti per anni, salvo poi venire ricostruiti grazie ai numerosi affiliati al clan Sarno divenuti collaboratori di giustizia; per alcuni, pero’, come l’assassinio di Daniele Troise, definito dai pentiti ”killer molto capace” e inviso ai Sarno, non e’ stato possibile ricostruire nei dettagli le modalita’; si sa solo che l’uomo fu ucciso e poi sciolto nell’acido, forse dopo essere stato orribilmente smembrato. ”Una procedura macabra – nota il gip – e per certi aspetti estranea alla cultura della camorra, che predilige il gesto plateale”. La testa di Troise, come quella di Giuseppe Mignano e di Giorgio Tranquilli, era stata chiesta dai fratelli Sarno al boss di Cercola Gianfranco Ponticelli perche’ i tre si erano schierati con il giovane boss Antonio De Luca Bossa quando quest’ultimo aveva dato vita a un proprio clan. Mignano, in particolare, aveva premuto il tasto del telecomando con cui nell’aprile del 1998 era stata fatta esplodere l’auto su cui viaggiava Luigi Amitrano, nipote dei fratelli Sarno. Quando Mignano fu ucciso, nella sua abitazione, i killer lasciarono sul cadavere alcune banconote in segno di disprezzo. Giovanni Veneruso, soprannominato Juary, venne invece assassinato perche’, tra l’altro, aveva criticato il comportamento di Teresa De Luca Bossa, madre di Antonio, che, pur essendo ancora sposata, aveva intrecciato una relazione con un altro uomo.

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