PAPA’ QUEST’ANNO NON SPARARE – Parte da Sant’Anastasia la Campagna regionale contro i botti illegali. L’Unicef: “Esposito sindaco dei bambini”

SANT’ANASTASIA – «Papà quest’anno non sparare!». E’ stata inaugurata  questa mattina a Sant’Anastasia la XV Edizione della Campagna regionale contro i fuochi d’artificio fuorilegge.

La manifestazione si è svolta nell’aula consiliare del Comune con le scolaresche e i loro insegnanti,  alla presenza  del sindaco Carmine Esposito, degli assessori Veruska Zucconi e Ciro Castaldo; delle autorità militari, civili di volontariato, scuole, associazioni e cittadini,  in collaborazione con l’Anci e il patrocinio morale dell’Unicef e del Comune di Sant’Anastasia. Ha presenziato Dini Ciacci, presidente dell’Unicef Campania e Piero Iaccarino, ideatore della Campagna. All’organizzazione ha partecipato Action Trade, l’associazione degli operatori economici di Sant’Anastasia.  «L’iniziativa è di fondamentale importanza -dichiara Veruska Zucconi, assessora alla Pubblica Istruzione- per sensibilizzare i ragazzi delle scuole. Il nostro è il Comune capofila che ha dato l’avvio ad una Campagna che in questi giorni girerà per tutta la Campania».  La dimostrazione  pratica della pericolosità dei botti di Capodanno, compresi quelli inesplosi con cui molti ragazzini si trovano a giocare nei giorni dopo le feste,  è stata effettuata da Umberto Simonetti dell’Associazione Nazionale della Protezione Civile “Le Aquile” attraverso slides e consigli pratici, con l’ausilio dei carabinieri della locale stazione e di Fabrizio Palladino, comandante della Polizia Municipale. «Cinquecento gli accessi al pronto soccorso, 115 le amputazioni, sfacelo, fratture, ustioni di terzo grado, 120 le prognosi al di sopra dei 10 giorni». Sono questi i dati dell’ultimo Capodanno a Napoli citati dalla giovane volontaria della Protezione Civile Comunale Erika. «E quelli relativi a Sant’Anastasia -ha detto il sindaco- rientrano nella media provinciale. C’è bisogno di un’inversione culturale -ha proseguito- Lo dico non solo come amministratore ma anche in qualità di specialista rianimatore. Anche un solo ferito da sparo è un segno di inciviltà. Il malanno che un giovane si procura è un atto in sé contro la vita. Noi medici ospedalieri sappiamo già che il primo gennaio dovremo raccogliere decine di feriti. E’ paradossale che i medici ortopedici debbano preparare in anticipo le forme degli arti che saranno costretti ad utilizzare per i feriti da fuochi d’artificio». «Tutto ciò va cambiato» ha esortato il primo cittadino. «Ragazzi, andate a casa e dite ai vostri genitori: mamma, papà facciamo un gioco che ci diverte tutti, anziché andare a Capodanno fuori il balcone a sparare i botti». La presidente Unicef ha voluto ringraziare «questo sindaco e quest’amministrazione per l’attenzione dimostrata verso il problema». «Noi napoletani siamo sulla bocca di tutti per essere barbari e incivili -ha poi redarguito Dini Ciacci-  non solo per i fuochi ma anche per i rifiuti. Insieme all’Anci -ha proseguito la presidentessa- abbiamo individuato le Città amiche dei bambini e a giugno nomineremo Esposito il sindaco dei bambini». Ma ognuno deve fare la sua parte insieme agli altri. «A gennaio vi sarà a Sant’Anastasia uno sportello per i ragazzi dove essi potranno andare per spiegare i loro problemi e quelli del paese per collaborare con l’amministrazione». La migliore dimostrazione è stata però quella delle vittime. «Ho perso la mano solo per guardare chi sparava: ragazzi, i fuochi sono pericolosi, sia quelli legali che quelli illegali. E allora non dobbiamo sparare». Parola di Mario Sdino, 37 anni,  che ha mostrato il moncherino agli alunni delle scuole locali. E Piero Iaccarino: «Ho ideato e promosso questa campagna 15 anni fa ed oggi sono triste perché siamo qui a ripetere le stesse cose degli anni passati. Vengo da un quartiere napoletano dove ogni anno si consuma il Capodanno come se stessimo in guerra. Il mio impegno -racconta Piero- è cominciato quando ho visto saltare la mano di un mio cugino scultore che, dopo l’incidente, ha perso non solo la mano ma anche la sua ragione di vita».

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