LA VERITA’ DI ONORE – Ecco il testo integrale dell’ex vice sindaco Giovanni Onore, prima di lasciare la maggioranza retta da Francesco Pinto

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – La revoca da parte del sindaco della delega a un assessore è un atto di una gravità eccezionale. Si arriva a essa quando l’assessore in questione ha commesso atti contro la morale o reati talmente gravi da pregiudicare le sorti e l’onorabilità dell’amministrazione comunale, come ad esempio la corruzione, la concussione o aver commesso ruberie varie. Non è certamente il mio caso, ho sempre operato con la massima trasparenza e onestà, rifuggendo ogni coinvolgimento da situazioni non limpide. Mi ritengo una persona perbene che dedica il proprio tempo alla collettività, sulla scorta del mandato ricevuto dagli elettori.

Il vero motivo della revoca va ricercato altrove. Le motivazioni che hanno spinto il sindaco a un tale atto non sono di carattere politico e meno che mai morali. Esse sono solo ed esclusivamente di carattere personale perché il sindaco detesta ogni persona che, nel bene e nel male, voglia discutere preventivamente sulle cose da fare nell’interesse della comunità. Non mi risulta che vi siano atti di giunta o di consiglio comunale in cui si rilevi una mia divergenza rispetto alle decisioni adottate dal gruppo di maggioranza. Tranne il consiglio comunale del 30 luglio 2010, dove mi si chiedeva di sottoscrivere un documento al quale si rinnovava al sindaco la fiducia preventiva e incondizionata, pena l’espulsione dal gruppo di maggioranza nel caso della mancata sottoscrizione. Ebbene io quel documento volutamente non l’ho firmato, ho preferito essere espulso e non cedere a questa dittatura che si basa sul ricatto. La fiducia bisogna non sola meritarsela ma conquistarsela sul campo, è per quanto mi riguarda il sindaco, non la merita, perché non si può chiedere la fiducia ricattando i consiglieri comunali: ” ho firmate, ho ve ne caccio dal gruppo di maggioranza.”  Non mi sono mai lasciato sottomettere su questioni che non ho condiviso, ed è proprio per questo che ho elevato, nel silenzio degli altri, una critica al modo di gestire l’attività amministrativa da parte sindaco. Critica espressa alla luce del sole, senza false apparenze, contenuta nel documento sottoscritto da me insieme a Castiello Giuseppe, Di Fiore Antonio, Cianniello Giuseppe ed Esposito Luigi il 16 febbraio 2010. che allego al presente documento, volutamente non pubblicizzato in maniera clamorosa, perché tendente ad affrontare all’interno della maggioranza il problema dell’indispensabile confronto democratico, del tutto inesistente. L’effetto di tale richiesta di confronto, non è stato un miglioramento della dialettica all’interno del gruppo, ma la messa in atto di una manovra subdola a seguito della quale, quattro dei sottoscrittori, Castiello, Di Fiore, Cianniello ed Esposito, senza alcuna motivazione, hanno dichiarato di aver cambiato idea, rinnegando quanto prima sostenuto nel documento sottoscritto e dichiarando la loro incondizionata e preventiva fiducia al sindaco, con la sottoscrizione di un documento, avvenuta in data 23 luglio u.s., pena l’esclusione dalla compagine di maggioranza, e con la promessa, non scritta, di assessorati e di partecipazioni clientelari alla gestione del potere. Da parte mia ho fatto tutti i tentativi possibili per evitare lacerazioni nella maggioranza, che avrebbero potuto comportare contraccolpi all’azione amministrativa, ma il sindaco non è abituato al confronto, egli sa solo imporre la propria volontà agli altri fidando sul servilismo più becero dei suoi amici, purtroppo (per il sindaco) io non sono abituato a subire imposizioni che mortificano la mia intelligenza, ogni decisione deve scaturire, sempre e comunque, da una discussione democratica e collegiale, in cui ognuno deve esprimere liberamente la propria idea, da tali confronti devono poi scaturire le migliori soluzioni per la collettività. Per quanto attiene al servizio civile, ha fatto tanto scandalo la partecipazione delle mie due figlie, sbandierato come cattivo esempio dal sindaco e da alcuni assessori e consiglieri in modo scientifico e periodicamente non solo sulla stampa, ma ricercando tutte le occasioni per denigrarmi nei confronti dei cittadini, dichiarando che il motivo per cui il sindaco mi ha revocato la delega è la partecipazione delle mie figlie a tale servizio. Tengo a far rilevare, sul punto, che non ho preso parte a nessuna spartizione, non ho segnalato alcun nome, come invece hanno fatto i consiglieri e gli assessori della maggioranza, segnalando i nomi dei parenti e amici nelle mani del sindaco. Sul punto, nessuno di voi si è lamentato, tutto è rimasto tranquillo, poiché tutti eravate accontentati, quando poi è scaturita la verifica delle forze dell’ordine, scattata perché alcune ragazze del servizio civile non si presentavano a casa degli anziani per effettuare le mansioni proprie che erano state chiamate a svolgere, è iniziato lo scaricabarile proprio su di me, che non aveva voluto far ricorso ad alcuna segnalazione, avendo le mie figlie deciso autonomamente di partecipare al bando.  Allora su quest’argomento facciamo chiarezza una volta per sempre: quanti manifesti vedete affissi sui muri del nostro paese a firma del sindaco, obiettivo raggiunto di qua, obiettivo raggiunto di la, come mai il sindaco non ha sentito il dovere di affiggere un manifesto per informare i giovani del nostro paese dell’opportunità di poter partecipare al bando del servizio civile? Semplice, se lo avesse fatto, non avrebbe potuto garantire parenti e amici suoi, e dei suoi consiglieri e assessori. A questo punto ritengo che sia una congiura contro di me per screditarmi nei confronti dell’opinione pubblica. Pretendo da tutti voi sindaco in testa le scuse pubbliche attraverso un manifesto, chiarendo ai cittadini di Pollena Trocchia che voi tutti, e non io, avete segnalato parenti e amici. Cittadini, la gestione amministrativa è ormai tanto chiacchierata da imporre agli elementi della maggioranza una seria riflessione sui metodi amministrativi e sui valori di legalità e trasparenza. Prova ne è  l’articolo apparso su l’Ora Vesuviana di questo mese,nel quale si fa riferimento ad un presunto sistema di potere, che vedrebbero impegnati una parte dei componenti della maggioranza di governo, su posizioni di tutela di puri interessi personali, di parenti o amici, e pare ci siano delle indagini in corso. Personalmente non mi sono mai sentito di sottostare a consegne che non condivido, non ritengo giusto tenere gli elettori all’oscuro di quanto succede in una pubblica amministrazione, dimenticando il valore della trasparenza, termine che tanto scalpore ha suscitato nel documento a firma mia e di altri quattro consiglieri. Sindaco, probabilmente lei ritiene che la trasparenza sia solo un termine da usare per imbonire, ma da evitare nella sostanza, e che agli elettori vada detto solo quello che di volta in volta conviene. Su questo non siamo mai stati d’accordo. Ritenevo e ritengo che questo valore, che abbiamo usato quale vessillo del nostro programma di governo alle elezioni amministrative scorse, sia un valore fondamentale e, per questo ne ho rivendicato l’attuazione con il  già citato documento a firma mia e di altri. Sono  sempre del parere che ogni atto d’interesse amministrativo, a favore o contro l’amministrazione, debba essere pubblicizzato e reso noto agli elettori, anche, ove occorra, per contrastarlo.  La scelta di revocarmi il mandato rientra nelle sue competenze, ma è un atto  che si fonda su motivazioni pretestuose, oserei dire puerili, non ha avuto nemmeno il coraggio di dire che lei ha voluto zittire l’unica voce libera della maggioranza, perché incapace di gestire con il confronto e l’iniziativa politico-amministrativa la mia persona. Il suo modo di fare l’ha portato ad avere una maggioranza in consiglio comunale di facciata, basata sullo scambio clientelare, comprata a suon di promesse. Forse continuerai a governare, ma certo è che allo stato attuale non ha più la maggioranza dei cittadini, la quale, bada bene, quella non è in vendita, quella si conquista.  Alla luce di quanto detto, faccio rilevare che provengo da quella scuola politica, dove chiunque fosse anche soltanto sfiorato dal sospetto di aver prodotto atti contro la morale  durante il proprio mandato di amministratore pubblico, aveva il dovere di dimettersi. Le dimissioni a questo punto dovrebbero essere un atto spontaneo di responsabilità nei confronti della collettività. Lei le dimissioni non le darà mai perché il suo progetto politico personale non le contempla. Allora le chiedo io, di rassegnare le dimissioni da sindaco, e dare in questo modo la possibilità al nostro paese di potersi scegliere un primo cittadino che sappia tenere alto i valori della Trasparenza, della Collegialità e della Moralità. So, purtroppo, che lei poco sensibile a queste mie sollecitazioni e quindi so, altrettanto bene che non si dimetterà, nonostante ciò, il mio impegno non cambierà; rimarrà quello della verità e della fedeltà e della trasparenza al rapporto con gli elettori; continuerò a impegnarmi senza lesinare energie nell’interesse della collettività, fedele al mandato elettorale ricevuto. Inoltre chiedo al segretario comunale di inviare il presente documento con gli allegati alla Prefettura di Napoli per gli adempimenti di competenza.

Pollena Trocchia lì 30 settembre 2010

Giovanni Onore