L’ASSASSINIO DELLA MAMMA CORAGGIO – Confessano i Killer: avrebbero ammazzato la donna per dieci mila euro, da dividersi in due

PORTICI – Alla fine non hanno retto al peso di quell’atroce delitto. Alla fine tra le lacrime hanno confessato tutto agli uomini della omicidi della squadra mobile della Polizia.  Sono crollati durante l’interrogatorio. Uno dopo l’altro, inesorabilmente, hanno confessato le loro colpe nel cuore della notte.

Erano passate meno di ventiquattr’ore  dall’omicidio di Teresa Buonocore, quando Giuseppe Avolio e Alberto Amendola hanno ammesso, negli uffici della Questura di Napoli, le proprie responsabilità. Di fronte avevano il procuratore aggiunto Giovanni Melillo, il pm Danilo De Simone e il dirigente della Mobile, Vittorio Pisani. Due arrestati e due indagati per l’assassinio della donna di Portici, massacrata in via Ponte dei Francesi lunedì mattina. Avolio e Amendola ammettono di essere stati a bordo dell’Honda Sh dal quale venne fatto fuoco con una pistola calibro 7,65 contro la Buonocore. Ma si accusano a vicenda, quando si tratta poi di specificare chi fosse alla guida dello scooter e chi invece impugnasse l’arma. L’omicidio, spiega il procuratore Giovandomenico Lepore è stato «il risultato di una prolungata e complessa pianificazione, preceduta anche da sopralluoghi e pedinamenti della vittima». Regge l’impianto accusatorio e la ricostruzione dell’agguato fatta dagli inquirenti, anche rispetto al movente che avrebbe scatenato la furia omicida: la vendetta maturata in seguito alla condanna a 15 anni inflitta ad Errico Perillo, che tra il 2006 e il 2008 avrebbe ripetutamente violentato la figlia minorenne di Teresa Buonocore e una seconda bimba. Gli indagati – ai quali si contesta l’accusa di concorso in omicidio – restano la moglie di Perillo, Patrizia Nicolino, e Lorenzo Perillo, fratello del presunto pedofilo. Mancano ancora alcuni elementi per considerare definitivamente chiuso il caso. Ma già questa mattina potrebbe giungere un’importante conferma alle tesi sostenute dall’accusa con la convalida da parte del giudice per le indagini preliminari Luigi Giordano dei fermi di Avolio e Amendola. Due giovani che gli investigatori non esitano a definire «balordi», due che si sarebbero prestati a mettere in esecuzione un piano di vendetta in cambio, a quanto pare, di una somma di denaro irrisoria. Diecimila euro probabilmente da dividere a metà. Due soggetti la cui personalità è facile ricostruire anche dai profili postati su Facebook, Avolio cresciuto nel mito del boss Al Capone e Amendola – di professione tatuatore – già noto alle forze dell’ordine per un precedente di porto abusivo di armi e munizioni. Ma questo, ovviamente, non può e non deve bastare a farli passare per killer.

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