LA CRISI DI ACQUASERVIZI – Un operaio sale sul cornicione e minaccia di darsi fuoco, ancora in forse il futuro degli operai

ERCOLANO – S’inaspriscono i toni della protesta messa in atto già da diversi mesi dagli ex dipendenti della società’Acquaservizì  di Castellammare appaltatrice dell’indotto Gori.  Le risposte tanto attese sembrano non essere giunte ed ecco che nella città degli scavi all’ esterno della sede Gori in via Trentola l’esasperazione ha spinto un ex lavoratore di ‘Acquaservizì  Domenico Caruso a salire sul tetto dell’azienda in via Trentola con una bottiglietta di benzina minacciando di darsi fuoco in caso che nella riunione, in atto all’interno degli uffici della gori  non emergano le tanto attese certezze sulla costituzione della ditta “gori servizi”; Azienda che potrebbe finalmente dare lavoro ai cinquantasette dipendenti in cassa integrazione da circa sei mesi, in seguito allo scioglimento effettivo dell’azienda.

 La richiesta degli scioperanti sembra essere sempre la solita, certezze per il loro futuro poiché dal prossimo febbraio non percepiremo più nemmeno il sussidio economico assegnatogli dallo stato.Ore di tensione quelle in via trentola che hanno spinto  recarsi all’esterno della gori  la  Polizia e carabinieri, uomini del 118 e Vigili del Fuoco oltre ad una folta  rappresentanza di ex dipendenti.   Alla disperata protesta dei  cinquantasette lavoratori di Acquaservizi si è aggiunta l’agitazione dei  quarantadue operatori  della cooperativa Fenice Call Center che da giorni cercano di preservare il loro lavoro  e chiedono risposte a Gori e al consiglio dell’Ato3.  “Dopo vari incontri, Gori e Ato3 continuano a non dare risposte concrete per la soluzione definitiva della vertenza dei lavoratori di Acquaservizi e della cooperativa Fenice call center – dice Umberto Amodio, un dipendente Acquaservizi – Ad oggi la realtà è che Gori e Ato3 continuano a ‘litigare tra di loro lasciando non risolta la vertenza”.    “In particolare – prosegue Amodio – i cinquantasette lavoratori di Acquaservizi sono in cassa integrazione straordinaria dal 1 marzo 2010 fino al 28 febbraio 2011 mentre ai quarantadue della cooperativa Fenice ‘Call center’ è stato dimezzato l’affidamento del servizio”. I toni della protesta sono divenuti sempre più forti con il passare delle ore, l’attesa della fine riunione del Cda della Gori si è tramutata in un lungo calvario specie per i colleghi che più volte hanno esortato Domenico Caruso a scendere dal tetto.

Carla Cataldo

L’Ora Vesuviana on-line

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