APPALTI E TANGENTI – Mantenzione fantasma e rottamazioni fasulle: Trenitalia nella bufera

Tangenti in cambio di appalti pilotati per consentire alle imprese amiche di aggiudicarsi le commesse relative alla manutenzione, alla rottamazione e ai lavori riguardanti carri e locomotive di Trenitalia.

L’ennesimo sistema di corruzione e favori è stato scoperto dai pm di Napoli Henry John Woodcock e Francesco Curcio, a conclusione di un’indagine della Guardia di Finanza durata oltre 2 anni. Accertamenti che – scrive il gip Luigi Giordano nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per due ex dirigenti di Trenitalia e tre imprenditori (uno è i domiciliari) – hanno scoperchiato un “sistema diffuso” di “cartelli illegali” in cui il gruppo napoletano non è che uno dei tanti che operano “in modo illecito nel settore delle commesse ferroviarie” in Italia. In manette, accusati tra l’altro di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti e corruzione, sono finiti Raffaele Arena, ex dirigente responsabile del servizio manutentivo di Trenitalia, e Fiorenzo Carassai, ex responsabile di una sezione di manutenzione della società: entrambi sono già fuori da Trenitalia; il primo licenziato al termine di un’inchiesta interna nel febbraio 2007 mentre il rapporto con Carassai è stato risolto il 30 dicembre 2009. Assieme ai due dirigenti, sono stati arrestati gli imprenditori Giovanni e Antonio De Luca, titolari dell’impresa ‘Fd Costruzioni srl’, al centro dell’inchiesta, e Carmine D’Elia, ritenuto socio occulto di Arena, nei confronti del quale sono stati disposti i domiciliari. Altri 6 funzionari Trenitalia, tra cui il direttore regionale per la Campania, Ferdinando Gambardella e quello per la Puglia, Sabrina De Filippis, risultano invece indagati. Gli appalti illecitamente affidati dai due funzionari agli imprenditori ammonterebbero, secondo l’accusa, ad oltre 10 milioni e, in alcuni casi, sarebbero stati affidati con trattative private dirette. Un sistema messo in piedi dal 2002 e proseguito negli anni senza alcuna interruzione. All’indagine ha collaborato la stessa Trenitalia, che si costituirà parte civile e ha annunciato che intraprenderà azioni a tutela del patrimonio sociale. “Fin dall’inizio – afferma la società – abbiamo fornito ai magistrati tutte le informazioni a nostra disposizione per il completo e celere accertamento delle responsabilità e ci siamo attenuti alle indicazioni della Procura circa i comportamenti da tenere nei confronti delle persone e delle imprese coinvolte”. Ma come funzionava il sistema? “A fronte del pagamento di tangenti in denaro, ovvero in cambio di altre utilità”, come ad esempio l’affidamento delle commesse a società controllate e gestite di fatto da Arena tramite parenti, i due funzionari di Trenitalia avrebbero affidato gli appalti alla Fd Costruzioni. In sostanza Arena e Carassai avrebbero “costantemente esercitato una pervicace quanto insidiosa attività, sistematicamente diretta a ‘pilotare’ le commesse conferite da Trenitalia”. Un’attività “seriale” portata avanti con la complicità di altri dirigenti ancora in servizio. E infatti il “sistema criminale” è “ancora oggi operativo”. Quel che emerge è una realtà in cui – a parere del gip – “più che la libera concorrenza, viene in rilievo un mercato manipolato ed egemonizzato da un cartello di imprese amiche”. E in cui tutto viene gestito “al di là di parecchio del codice penale”. Sia Arena sia Carassai sarebbero stati ben ricompensati dai fratelli De Luca: per gli appalti alla ‘Fd’ il primo avrebbe ricevuto denaro tramite bonifici e assegni alla moglie, mentre il secondo, tramite il figlio Leonardo, avrebbe ottenuto un’ingente somma di denaro anche per finanziare la costruzione di un pastificio nelle Marche. Arena sarebbe inoltre riuscito a far ottenere degli appalti anche ad imprese a lui riconducibili. C’é poi un altro aspetto che emerge dall’inchiesta ed è il tentativo dei fratelli De Luca di agganciare personaggi di rilievo con l’obiettivo di chiedere un intervento su Trenitalia. Giovanni De Luca, in un’intercettazione, si vanta di conoscere un “impiccione politico dell’Udc” (Clemente Carta, già nel cda di Ferrovie dello Stato, precisa il gip), mentre il fratello Antonio dice di avere rapporti con un esponente non meglio precisato del Pd abruzzese. Ad attivarsi è anche la sorella dei due arrestati, Anna De Luca che prova prima con l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe e poi con il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, per entrare nel giro degli appalti a L’Aquila. Entrambi i tentativi, scrive il Gip, vanno a vuoto: Sepe non risponde alla richiesta di “intercessione con i vertici dell’impresa pubblica” e Bertolaso, dopo aver ricevuto Anna De Luca, non dà seguito ad alcuna richiesta. Quel che è certo, scrive ancora il Gip è che il gruppo Arena-Carassai-De Luca “sia solo uno tra quelli che operano in modo illecito nel settore delle commesse ferroviarie”. Significa che “il sistema dell’accordo tra imprese che si costituiscono in cartelli illegali e fra queste e la dirigenza ferroviaria sia diffuso perché genera arricchimento agevole per tutti”, conclude il Gip, “tranne che per i cittadini”.

l’Ora Vesuviana on-line

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