LA CRISI NEL PDL – Anche in Campania c’è chi è pronto a lasciare e chi ad abbandonare. La rivolta degli ex colonnelli di Gianfranco Fini

Gianfranco Fini non abbandona il Pdl ma avverte: «La fase del 70 a 30 è finita. Mi auguro che Berlusconi accetti che esista un dissenso interno nel Pdl». Davanti a 52 parlamentari ex An riuniti nella Sala Tatarella della Camera, il co-fondatore del Pdl aggiunge: «Ora si apre una nuova fase e chi avrà più filo da tessere, tessera…», parole che sanciscono di fatto la nascita della sua corrente dentro il partito del premier. Settantacinque ex An firmano però un documento contro il presidente della Camera. Nel tardo pomeriggio vertice tra Pdl e Lega a Palazzo Grazioli nel quale l’iniziativa di Fini viene definita «senza senso». E il premier dichiara che se Fini fa una corrente, allora dovrà adeguarsi alle decisioni della maggioranza.
«Un leader c’è ed è Berlusconi, che ha vinto le elezioni – ha detto Fini – Ma il Pdl che contributo ha dato? Che risultati ha avuto? Io voglio rafforzare il partito, non certo indebolirlo». Per farlo oggi la terza carica dello Stato si mette a capo di una minoranza e rivendica il suo posto «in un Pdl libero, che non sia il partito del Predellino, dove tutti devono essere d’accordo e dire che ogni cosa va bene.

La Lega è un alleato importante, ma non può essere il dominus». Intanto in Campania, in vista di “venti nuovi” si preparano gli schieramenti. Fedelissimi ex di An, però, non avrebbero alcuna intenzione di abbandonare il Presidente Berlusconi, piuttosto, di voltare le spalle al Presidente della Camera dei Deputati. E spuntano due documenti, uno a favore di Fini e l’altro contro, firmato proprio dai suoi ex colonnelli.

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