OPERAZIONE SCACCO – Le condanne eccellenti a capi e gregari dei Sarno che dal 2004 avviarono l’espansione con la faida di Sant’Anastasia

Il processo è finito ieri sera alle nove. Si è ricostruito lungo tutta la requisitoria l’ascesa del clan Sarno di Ponticelli in tutto l’hinterland vesuviano e delle guerre di camorra che hanno segnato l’ascesa. L’operazione si chiamava “scacco”, proprio perché 500 uomini delle forze dell’ordine in una sola notte posero fine a vertici e gregari di diverse organizzazioni criminali.

Circa 500 Carabinieri del Nucleo Operativo di Castello di Cisterna, agli ordini del maggiore Fabio Cagnazzo, portarono  a termine una maxi-operazione coordinata dalla DDA di Napoli. Eseguite 71 delle 79 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Procura della Repubblica di Napoli, ai danni di capi e gregari di due temibili clan camorristici in lotta tra di loro per il controllo dell’area vesuviana: il clan Sarno ed il clan Panico-Perillo. Le accuse per le persone coinvolte nell’inchiesta, vanno dall’associazione per delinquere di tipo camorristico, ad omicidi, detenzione di armi, traffico di droga, estorsioni nei confronti di commercianti ed imprenditori dei comuni vesuviani. Il provvedimento restrittivo, riguardò anche il sequestro di potenti armi da guerra che arrivavano in Italia dall’ est Europeo in furgoni adibiti al trasporto di ignare badanti. L’indagine ha avuto inizio a seguito di alcuni omicidi avvenuti tra il 2004 e il 2006 chiaramente inquadrabili in un contesto di matrice camorristica che ha avuto come protagonisti il clan Sarno contrapposto al clan Panico-Perillo. In base alle risultanze investigative dei carabinieri del Nucleo operativo di Castello di Cisterna,è emerso che il clan Sarno, dai quartieri della periferia e dal centro cittadino di Napoli, da diversi anni ha esteso la propria egemonia (grazie anche all’alleanza con il clan Mazzarella, operante nell’area che da Marigliano si estende fino a Pomigliano D’Arco) su gran parte dei territori dell’area vesuviana, un tempo sotto il dominio del clan Alfieri e dei gruppi ad esso federati. Poi il ruolo “decisivo” dei collaboratori di giustizia, primo tra tutti Luigi Giordano, autista della cosca mai stato ai vertici, nonostante fratello di Giacomo Giordano (defunto dopo anni di detenzione), padrino e killer della vecchia guardia legato da un patto di sangue col boss in carcere Giuseppe Orefice, fino ad arrivare ai vertici delle organizzazioni criminali in questione. Nel 2004 temendo di restare annientato, Perillo decise di rompere il patto criminale con il rione De Gasperi e gestire le attività illegali da solo alleandosi su Somma Vesuviana con il clan Castaldo con il quale avrebbe messo in piedi una solida attività estorsiva ai danni di commercianti e professionisti ma anche un fiorente spaccio di droga e l’imposizione dei videopoker nei locali della zona. Sarebbe nata in questo periodo la faida “una contrapposizione armata -spiegano i pm- senza esclusione di colpi, che trasforma le due cittadine in teatro di crimini efferati e inquietanti con manipoli di persone che battono in armi il territorio alla ricerca di avversari da colpire e abbattere”. In questo contesto, a partire marzo del 2004 fino all’agosto del 2006 sono stati compiuti 13 episodi criminosi, ricostruiti dai militari dell’ Arma: 11 a Sant’ Anastasia, 1 a Somma Vesuviana, 1 a Pollena Trocchia. Complessivamente sono stati commessi 8 omicidi, 3 tentati omicidi, 3 casi di “lupara bianca”, un attentato ai danni dell’abitazione di un affiliato e un progetto di strage ai danni dei fratelli Panico. Nella nota della Direzione distrettuale antimafia di Napoli i pm riconoscono che “molte, moltissime azioni di fuoco sono state fermate grazie al provvidenziale, coraggioso e professionale intervento dei carabinieri, i quali prevedendo ciò che l’uno o l’altro gruppo si accingeva a realizzare, hanno tratto in arresto periodicamente, senza che nessuno abbia mai sospettato alcunché sulla reale estensione delle indagini, singoli sodali, tutti in possesso di armi pronte all’uso”. I carabinieri di Castello di Cisterna, infatti, hanno bloccato una carneficina già progettata, grazie ad intercettazioni ambientali e telefoniche. Uno dei killer intercettati minacciava: “bisogna togliere la rimasuglia e portare tutto a zero”; cioè ammazzare tutti i capi. Ieri sera la sentenza di quella guerra. E ieri nell’aula bunker di Poggiorelae, la sfilza di condanna e quella delle assoluzioni che volendo parafrasare lo sport hanno favorito i Panico e inferto ai Sarno. Condanne infatti per Aldo De Michele (18 anni), Raffaele Caniello (27 anni) Giuseppe Perillo (nipote del boss di Casalnuovo ‘ o metronotte, 20 anni), Fabio De Michele (20 anni). Pugno duro anche per i padrini pentiti della cosca di Ponticelli e i familiari: 14 anni a Pasquale Sarno (fratello di Ciro Sarno il sindaco) e Nicola Sarno: 12 anni di carcere.

L’Ora Vesuviana on-line

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