LE LAUREE DELLA SPERANZA – La storia di Davide e di chi evita il numero chiuso “emigrando” in Romania

Da quando la Romania è entrata a far parte dell’ Unione Europea giovani italiani, anche vesuviani, la scelgono per accedere a quelle facoltà universitarie diventate irraggiungibili. Ieri Romania- Italia alla ricerca di un posto di lavoro, oggi Italia- Romania per la laurea della speranza. Davide D’ Alterio, ventenne cercolese, ci racconta com’è studiare in Romania. “Vivo ad Oradea, città universitaria, dove studio odontoiatria, che qui si chiama stomatologia. Ho incontrato parecchi italiani tra i colleghi di corso tra cui siciliani e romani.

 Non ci sono però solo italiani” spiega Davide “ma una varietà di nazionalità che nemmeno immaginate: australiani, iracheni, francesi, portoghesi, inglesi!”. Ma come si fa per essere accettati in un’ università rumena? “Per prima cosa è necessario conoscere la lingua, senza di quella non si può accedere al test d’ ingresso universitario” chiarisce Davide “per impararla ci ho impiegato quasi un anno. Una volta superata la verifica di lingua rumena ho potuto accedere al test di ingresso”. Dopo essere stato accettato alla facoltà di stomatologia della università di Oradea, Davide si è sistemato in un appartamento. Le spese, condivise con gli altri coinquilini, non arrivano a 80 euro al mese. “In Romania il costo della vita è molto basso. D’ altronde anche gli stipendi sono bassi. Pensate che un docente universitario guadagna 450 euro al mese. Certo la povertà c’è, tuttavia questo è un paese in forte fase di sviluppo”. Vivere in Romania gli ha dato la possibilità di stare a contatto con un popolo che in Italia è visto come pericoloso. “Quelli che emigrano e che si comportano male nel paese che li ospita sono la feccia della Romania. Qui la legge è rigidissima, per esempio puoi essere arrestato per eccesso di velocità. Inoltre esiste un rispetto verso le persone e l’ ambiente che da noi non c’ è” svela Davide. Altre differenze con l’ Italia riguardano le risorse a disposizione dell’ università ed è di nuovo il nostro paese a non fare bella figura. “La pratica viene al primo posto, senza mai tralasciare la teoria. In Italia pur avendo i fondi non li si sfruttano a dovere. Qui senza grandi fondi, anzi senza quasi nessuna base economica, gli studenti sono attrezzatissimi. Consiglio a tutti i ragazzi di studiare all’ estero”.

Ilaria Campanile

redazione@loravesuviana.it

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