GASOLINE CAMORRA – Le mani dei clan sul gasolio adulterato

Cinquantasette ordinanze di custodia (13 in carcere e 44 agli arresti domiciliari), 16 società attive nel commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi per un valore di 50 milioni di euro sequestrate insieme con otto distributori di carburante nella zona di Napoli.

E’ il bilancio dell’operazione “Dirty Oil” condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Sullo sfondo delle indagini spunta anche la camorra – coinvolti due esponenti del clan Sarno, Pasquale e Mario Cozzolino – interessata al business del contrabbando di gasolio, un affare davvero lucroso se si pensa che è stata accertata un’evasione delle imposte indirette (Iva e accise) per 12 milioni di euro riguardanti un contrabbando di carburante di 16 milioni di litri. L’operazione si è svolta tra Campania, Lazio, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Umbria e Sicilia I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dal procuratore Giovandomenico Lepore, dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, coordinatore della Dda e dai vertici della Guardia di Finanza napoletana. L’indagine ha consentito, tra l’altro, di far luce sulla esplosione di un oleodotto Q8 alla periferia est di Napoli che nell’ottobre 2008 durante un furto di carburante provocò al morte di uno dei ladri. Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di oli minerali, falso, ricettazione e fatturazioni per operazioni inesistenti: queste le accuse contestate a vario titolo nelle ordinanze di custodia. Uno degli indagati è accusato di associazione mafiosa. Tra i sistemi di frode accertati dagli investigatori l’impiego di “olio farmaceutici” che veniva miscelato con il gasolio: una attività che ha determinato l’immissione in commercio di carburante di pessima qualità che provoca danni ai motori delle autovetture e risulta altamente inquinante. Gli automobilisti venivano attratti dai prezzi prezzi al consumo particolarmente bassi: fino a 40 centesimi al litro. La Finanza ha scoperto inoltre falsificazioni della documentazione, l’esistenza di società estere che cedevano carburante a prezzi estremamente bassi, nonché di società fittizie in Italia e all’estero costituite allo scopo di evadere le imposte. Dalle intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia è emerso il coinvolgimento della camorra sia sotto l’aspetto organizzativo sia per quanto riguarda il finanziamento dell’attività illecita. Alcuni distributori individuati dalla Finanza sono risultati di proprietà di persone legate ai clan. L’indagine ha infine portato alla luce un traffico di buoni carburante di provenienza furtiva messi in circolazione in tutta la Campania dall’organizzazione criminale. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta anche un poliziotto che “scortava” gli automezzi dell’organizzazione e dava l’allarme nel caso di presenza delle forze dell’ordine.

L’Ora Vesuviana on-line

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