IL RITORNO DEL NOMADE – Nella sua città natale la presentazione del nuovo album di Tony Cercola. “Voci scomposte”, il viaggio del “nomade del Vesuvio”

CERCOLA – Venerdì 5 marzo 2010, ore 18.00 presso il  Teatro “Vittorio Mezzogiorno”(Istituto Suore Figlie di Sant’Anna) Corso Domenico Riccardi –  Col patrocinio COMUNE DI CERCOLA – Assessorato alla Cultura Incontro di presentazione del nuovo cd di Tony Cercola, “Voci scomposte” condotto da Gennaro Piccolo. Raccogliamo i commenti di Gennaro Piccolo al nuovo lavoro discografico del “vulcanico” Tony Cercola.

Un Tony Cercola insolito, ma forse per questo finalmente vero. Veramente se stesso. In “Voci scomposte”, Tony trova lo spazio giusto per parlare di sé, per confrontarsi con noi e per far parlare la “sua” musica. Un artista non può essere costretto a spiegarsi nello spazio limitato di un brano che deve rispettare tempi e, soprattutto, regole rigide di mercato. Con una raccolta di ampio respiro, un vero progetto, può cominciare a trasmettere meglio i contenuti e le emozioni. Ma quest’ultimo lavoro, secondo me, segna una svolta nella sua vita e nella sua carriera e non possiamo restare passivi ascoltatori: il suo anti-canto non è un capriccioso rifiuto del metodo e dell’arte, anzi è un richiamo a farci partecipi (anche protagonisti, perché no?) di questa  musica e di questi ritmi e percussioni che diventano un linguaggio totale che attraversa tutta la vita.Stavolta, il percorso musicale di Tony, già così tipicamente saturo di timbri e tonalità le più varie, si arricchisce di parole, suoni, voci scomposte e distorte, colori, disegni (e aggiungeteci anche la presenza discreta e preziosa di tanti collaboratori ed artisti, incredibilmente “accordati” in questo progetto). E’ un bel viaggio nel mondo e nella storia di un artista, quasi come un romanzo di formazione. Si comincia con i ritmi ”dispari” di “Borovsky”, un attacco pieno di malinconica energia, saggio abbinamento di archi, fiato e fisarmonica. Si continua subito con “Stelle d’oro”, dove le ali spezzate non impediscono di continuare a volare, cioè sognare. E qui ricordo come il nostro dialetto utilizza “suonno” per indicare indifferentemente sonno e sogno, perché sembra biologicamente indissolubile il legame tra il dormire e il sognare e, se è vero che si sogna anche ad occchi aperti, non si può non ammettere che, in fondo, sognare è null’altro che continuare a pensare con l’interferenza incontrollata di memoria, eros, emozioni. Non c’è tregua: “Joropoli” parla della confluenza di suoni e ritmi con un altro continente, perché il Mediterraneo non è un mare chiuso, ma forse anch’esso è un oceano. Di “Lumumba” che altro dire, se non che fu l’antesignano di una nuova sensibilità per la cultura multietnica di cui tanto si parla in questi ultimi anni? E’ un linguaggio afro-vesuviano, certo, perché non dobbiamo dimenticare mai di essere tutti pronipoti o comunque imparentati con chi ha lasciato le sue impronte nelle ceneri di Laetoli. “Immigration” racconta una favola di oche selvatiche dai paesi dell’est europeo. Non vorrei fare forzature, ma l’ho preso come un pugno nello stomaco, pensando a tante donne venute dall’est, per noi solo oche e rovina delle famiglie. Se è anche questo, è un omaggio dovuto. E trovo interessante l’inserimento di ritmi etno. Sento un cammino lumgo, impervio, che non finisce mai, struggente. Con “Effetto domino” c’è anche una vignetta, figlia anch’essa dell’emisfero destro, creativo, dell’autore. Rieccolo Tony, percussioni allo stato puro ed originario, reminiscenze da “Tonino ‘o batterista” riletto dall’uomo-musicista-poeta-percussautore Tony Cercola al quale risulterà impossibile trattenere la voce alla fine, per chiudere il pezzo. Vorrei collegare a questo brano, per contenuto, “Voci scomposte”  e “Bongos bonghetti”, nel quale ultimo le percussioni elementari sono quasi come la voce solista di Tony.

Al giro di boa, “Bolero romano”: il richiamo a Ravel è d’obbligo, ma poi, dopo le prime note, è solo casuale. È un Tony Cercola nuovo, diverso, un brano che si vorrebbe riascoltare tante volte, non è un caso se sta a metà e alla fine di queste ipotetiche due parti.  Dentro “Facimmo ammuina” risento voci e parole che ho letto nella produzione letteraria di Enzo Striano e nell’Ermanno Rea di “Napoli Centrale”.  “Tabla song”: non è di tutti i giorni far dialogare contrabbasso e percussioni, è come un invito a superare disparità e pregiudizi, nel suo piccolo è un messaggio che invita a superare frontiere; certo, la comunicazione non è sempre facile tra gli uomini, a volte restiamo solo a livello di intenzione, la musica va oltre, realizza l’impossibile. “Il nomade e lo sciamano”: noi sappiamo che l’esperienza di estasi mistica è al confine con l’indicibile; dervisci e battenti vivono esperienze che fanno pensare e hanno anch’essi molto da dirci, si può non condividere e bisogna chiedersi che senso possa ancora avere la funzione del lunedì di Pasqua davanti al monumento in piazza. “Tirino merinda”: diventa persino orecchiabile questo trenino che trasporta disperazione, poi ci fermiamo al fischio del capostazione e per qualche secondo si inceppa, poi si riprende inesorabile, accompagnando l’inevitabile solitudine e il destino di chi è sconfitto. Ho immaginato il passeggero che inconsapevole guarda il paesaggio dal finestrino, mentre il treno, cioè la storia, lo conduce allegramente al disastro. Ecco, mi è stato chiesto un commento: non sono un tecnico, non sono un critico e non capisco nulla di musica. Sono riuscito solo ad avere una reazione più che positiva, ascoltare questo cd è stata una bella esperienza. Ringrazio Tony anche per questo.

Gennaro Piccolo (giornalista)

L’Ora Vesuviana on-line

redazione@loravesuviana.it

Annunci