LA CRISI FIAT – 30.000 lavoratori vanno in cassa integrazione fino al 5 marzo

Stop. Da ieri mattina si fermano per  due settimane, contemporaneamente, tutti gli stabilimenti italiani di FiatAuto: 30.000 lavoratori vanno in cassa integrazione fino al 5 marzo.

Il Lingotto ha annunciato lo stop delle fabbriche il 26 gennaio, motivandolo con il forte calo degli ordini e la necessita’ di adeguare i livelli produttivi alla domanda. Secondo i dati dell’Unrae, l’associazione dei costruttori esteri, la raccolta degli ordini nel mercato italiano ha subito, a gennaio e nella prima decade di febbraio, un calo di oltre il 50% rispetto al quarto trimestre del 2009, ultimo periodo nel quale erano in vigore gli incentivi all’auto. “E’ importante difendere lo stabilimento irpino di motori perché se per Pomigliano ci hanno dato un’indicazione di cosa produrre a partire dal 2011, per Avellino ancora non abbiamo un impegno su che tipo di motori si possono realizzare per uscire da uno stato di crisi che si prolunga da oltre 15 mesi. Difendere la capacità produttiva dei motori significa difendere la capacità produttiva di Fiat in Italia”. Lo dice Giovanni Sgambati, segretario generale Uilm Campania che ha partecipato all’assemblea svoltasi fuori ai cancelli della Fma di Pratola Serra (Avellino), con la partecipazione di circa 300 persone, insieme con Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom. E’ stato “condannato lo sgombero da parte della polizia”, si è deciso di continuare il presidio fino a venerdì quando ci sarà l’incontro al ministero per lo Sviluppo economico. Nel pomeriggio di oggi seduta aperta di Consiglio provinciale al Centro sociale di Avellino con rsu e sindacati di categoria. Intanto, “Gli operai della Fiat Fma di Avellino stamattina hanno occupato la sala del Consiglio provinciale di Avellino”. Lo annuncia Giovanni Centrella, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, stigmatizzando “l’azione di forza di ieri da parte della Polizia e dell’azienda contro onesti operai che stavano difendendo il proprio posto di lavoro. Anche di questo chiederemo conto al tavolo del 26 febbraio al Mse”. “Nel frattempo – conclude – continua la protesta dei lavoratori contro la crisi dello stabilimento Fma che può mettere in ginocchio un intero territorio”.

L’Ora Vesuviana on-line

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