LA STORIA – Emma, l’amore di Giustino e i medici che al Frullone l’hanno fatta sentire a casa. Finalmente una storia di buona sanità

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Emma, 73 anni,  madre e moglie esemplare, una donna unica che come tante – e tanti è affetta da una forma di demenza degenerativa invalidante, meglio nota come Alzheimer, nome del neurologo che nel 1905 ne identificò i sintomi. Memac, Exelon, Ebixa, anche idoneamente prescritti e dosati, possono soltanto rallentare una sintomatologia che porta il malato ad acquisire la triste consapevolezza di non saper più gestire le proprie attività quotidiane.

Con il progredire della malattia quella stessa consapevolezza svanisce, tramutandosi soltanto in una sensazione di malessere, ansia e paura. L’Alzheimer non è soltanto una malattia, ma una drammatica e complessa realtà che addolora l’ammalato ed i suoi cari, portando essi stessi ad avere bisogno di chi – con le congrue competenze – li guidi in una dolorosa esperienza di vita. Per questo motivo, l’impegno e la solidarietà delle equipe di medici che – soltanto attraverso l’esperienza diretta – riescono a cogliere gli aspetti della vita dei pazienti e dei loro familiari alleviandone le difficoltà, sono indispensabili. Emma – mia moglie – ed io, insieme con le mie figlie, abbiamo trovato questo supporto nel centro diurno “Il Frullone”, che la ospita dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 del mattino sino alle 14.30; l’eccellente personale medico si è presentato a noi in maniera singolare, instaurando – da subito – un rapporto di familiarità, grazie al quale diviene meno traumatico affidare se stessi ed il proprio caro a chi dovrà curarlo per alcune ore della giornata. In pochi mesi il Frullone è diventato per noi un punto di riferimento prezioso, un aiuto ineguagliabile. Sin dal primo giorno l’efficienza e l’assoluta professionalità del team medico ci hanno trasmesso fiducia e sostegno morale. Peraltro la collaborazione tra paziente, familiari e medici è fondamentale nello studio di questa terribile malattia, poiché permette ai medici di acquisire un’esperienza notevole tenendo il passo ad una situazione di allarme, considerato il numero crescente di ammalati e di persone coinvolte, poiché – ripeto – l’Alzheimer colpisce un certo numero di individui, numero  che viene a moltiplicarsi per le  persone indirettamente coinvolte nella malattia. Supportare – attraverso lo studio, la ricerca e l’assistenza – un malato di Alzheimer significa supportare non un paziente, ma un intero nucleo familiare. I centri diurni sono, a mio avviso, l’unica concreta e valida forma di sostegno ad un “fenomeno” che può essere affrontato soltanto dal suo interno, ramificando la presenza di strutture – come il Frullone – che studiano la malattia, la curano ed al contempo agiscono, concretamente. Per questi motivi ritengo che i medici conosciuti al Frullone siano veramente alcuni tra i nominativi che, allo stato, operano in questo ambito, con estrema professionalità, competenza e passione. Mi riferisco al Direttore del centro geriatrico Paolo Sorrentino, al responsabile Vincenzo Schiattarella, Graziella Milan, Dolindo Pisano, Rosalia Acito, Francesca Tripodi, Agostino Marfella, Sergio Palombini, Miro Passiflora; ai coordinatori, infermieri, assistenti sociali e volontari, oltre la coordinatrice delle attività occupazionali Annamaria Guida, le coordinatrice per le attività sociali Maria D’Onofrio e Patrizia Curro ed i coordinatori infermieristici Alessandro De Gregorio ed Armando Toscano.

Giustino De Rosa

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