VERSO IL VOTO – De Luca candidato unico nel Pd. “La Regione non sarà più una ProLoco” dice, ma Idv e vendoliani non sono d’accordo. “Ci vuole discontinuità”

Il dibattito si fa acceso. Roberto Marone ritira la sua candidatura per le primarie del Pd e come unico candidato, resta Vincenzo De Luca, il sindaco “sceriffo” che in pochi anni ha rilanciato Salerno e ha segnato l’inizio di un’era diversa da quella del bassolinismo.

Nonostante, però, i partiti naturalmente preposti alla “santa” alleanza col Pd per le Regionali, l’accusano di rappresentare la continuità con un “modo vecchio di fare politica”. «Sono un uomo libero, non ho potenti dietro, né correnti politiche». Non cambia di una virgola l’approccio ai problemi rispetto alla sua marcia di avvicinamento alla candidatura. E nemmeno lo stile sopra le righe, quando illustra il suo progetto per la Regione Campania. Si presenta come uno che «non è terminale di correnti e partiti». E aggiunge: «Io non ho alle spalle potentati politici ed economici», marcando così anche la differenza con il suo avversario Stefano Caldoro: «Una persona stimabile, ma io non ho padroni». Parte con la verve che lo distingue, il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca Parte rispondendo subito all’Idv: «È vero, sono indagato. Ma non accetto lezioni di morale da nessuno. Chi ha responsabilità pubbliche non deve sottrarsi al giudizio di moralità. Sono indagato perché ho telefonato al sottosegretario Pasquale Viespoli per chiedere di rinnovare la cassa integrazione agli operai di un fabbrica di Salerno. Pare che la cassa non fosse dovuta: secondo il pm per questo ci sarebbe stata una truffa all’Inps».
Alla platea, fatta di amministratori locali e manager delle aziende municipalizzate della sua città (con il segretario regionale Pd Enzo Amendola in prima fila), dice di essere titolato a costruire il programma: un mandato che gli è arrivato – a diradare ogni dubbio sull’unitarietà dell’indicazione a candidato – direttamente da Bersani. Tuttavia, nella sala dove lancia per la prima volta il suo progetto per la Campania, non c’è Bassolino e nessuno dell’area bassoliniana. Ma De Luca non manca di citare il suo grande nemico: «Tra le tante cose giuste sull’ultimo quindicennio dell’esperienza di governo a Napoli e in Campania, la cosa più sobria e ricca di contenuti è stata detta proprio da Bassolino: ”Non ce l’abbiamo fatta”». Una frase che per De Luca: «Testimonia una responsabilità collettiva del gruppo dirigente». De Luca saluta Bassolino che colloca come una figura di riferimento per la politica meridionale di un decennio «e lo dico senza ipocrisie». Sanità, asili nido, forte attenzione ai temi dell’ambiente e all’autosufficienza in materia di energia e di rifiuti, sono le questioni che mette in campo. E spiega che «non ci sono liberatori ma solo cittadini che si liberano». Spiega che vuole la politica fuori dalla sanità (e si becca un lunghissimo applauso). Propone per i giovani stage di sei mesi nelle imprese («Vedrete che poi i bravi li assumono»), e spiega che lui la politica e il potere non li vede «come la conquista del bottino». E conclude: «Mai più la Regione come una Pro loco, mai più contributi a pioggia e mance agli amici». La reazione dell’Idv non si fa attendere. «Ci auguriamo che, in virtù dell’accordo che l’Italia dei Valori e il Pd hanno raggiunto in ben undici regioni su tredici, anche in Campania si possa giungere ad una candidatura condivisa». Lo afferma in una nota il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «L’Idv, infatti, considera sbagliata, ai limiti della provocazione, l’indicazione che il Pd ha dato per il candidato presidente alla regione Campania. Candidatura questa che avevamo già più volte dichiarato impresentabile per fondate ragioni», aggiunge. «Ci auguriamo – conclude Orlando – che il Pd ritorni sui suoi passi con un atto di rispetto nei confronti di tutta la coalizione scegliendo, anche per la Campania, un candidato credibile che sia testimonianza certa di una soluzione di discontinuità con il passato e di un nuovo modo di fare politica sul territorio».  “De Luca – ha detto Vendola – ha una concezione, non solo dell’amministrazione della cosa pubblica, ma anche della vita civile in generale che produce disagio in chi è di sinistra. Le sue affermazioni da sindaco-sceriffo sono più idonee ad un sindaco padano che a uno del centrosinistra, quindi il disagio é grande. Non è che possiamo immaginare una forzatura o di chiudere la sofferenza in un barattolo”.  “Nell’epoca in cui accadono fatti come quello di Rosarno – ha concluso Vendola – l’uso delle parole è molto importante, e le parole che adopera De Luca in tema di immigrazione lasciano  molto sconcertati tanti come me”.

l’Ora Vesuviana on-line

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