I VESCOVI E LA POLITICA – I Vescovi scendono in campo per le Regionali. “Preferite i politici che difendono la vita”. Quale? Ci verrebbe da chiedere

I Vescovi scendono in campo. Hanno deciso di non restare a guardare e negli accordi che sottendono le candidature alle prossime Elezioni Regionali, voglion dir la loro. A mezzo stampa.

Si fanno ormai pressoché quotidiane le prese di posizione dei vescovi italiani e dei loro organi di stampa sulle prossime elezioni regionali. Tanto che sembra profilarsi – anche se con caratteristiche diverse dal passato – una sorta di partecipazione diretta dell’episcopato al dibattito pre-elettorale. Se non una vera indicazione di voto, l’appello del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, a sostenere i politici che difendono la vita e la famiglia fondata sul matrimonio, è apparso un richiamo ben preciso agli elettori cattolici a fare chiari ‘distinguo’ su questi temi, specie di fronte a duelli, come quello nel Lazio, tra Emma Bonino e Renata Polverini. Oggi, invece, nel mirino è finita l’Udc, accusata dall’Avvenire di “scelte contraddittorie”, fatte puntando più “sull’utilitarismo” che sul “segno identitario” della “ispirazione cristiana”, pur se “ufficialmente esibita”. Secondo il giornale dei vescovi, l’obiettivo di Pier Ferdinando Casini di “esercitare una significativa centralità politica”, rifiutando a priori “intese globali e subalterne”, “a conti fatti pare però sia stato gestito puntando più a un risultato numerico atteso (e naturalmente non garantito) che all’affermazione di un’autonomia politica basata su valori esplicitamente proclamati”. Inoltre, “l’esasperazione della polemica con la Lega Nord – peraltro ampiamente ricambiata – ha portato l’Udc a scelte contraddittorie. Come quella di schierarsi, fianco a fianco con i radicali di Pannella e Bonino, a sostegno della continuità di esperienze – a cominciare da quella della giunta piemontese guidata da Mercedes Bresso – contro cui negli ultimi anni i centristi avevano condotto battaglie asperrime a causa del loro orientamento laicista e lassista sulle questioni eticamente sensibili (dall’aborto all’eutanasia passiva)”. Anche qui, pertanto, il tema della difesa della vita, sempre e comunque, resta la “linea del Piave” per l’episcopato italiano, oltre la quale non si potrà mai recedere. E benché non si diano mai esplicite indicazioni, benché i vescovi di prima fila, come il presidente della Cei Angelo Bagnasco o il cardinale vicario Agostino Vallini, oppongano sempre dei ‘no comment’ alle domande dei giornalisti sulle sfide elettorali, la bandiera dei “valori non negoziabili” (vita umana, famiglia tradizionale, libertà educativa) viene sempre più spesso sottoposta agli elettori per regolarsi nelle loro scelte. I vescovi lo hanno ribadito proprio in questi giorni durante il Consiglio episcopale permanente, riunitosi a Roma, dopo che il cardinal Bagnasco ne ha aperto i lavori enunciando il “sogno” di veder nascere in Italia una nuova generazione di politici cattolici. Intanto il loro giornale, l’Avvenire, continua la battaglia a colpi di editoriali, dopo quello dei giorni scorsi contro il Pd, accusato di “subalternità” e “opportunismo” per la scelta di sostenere nel Lazio, con la Bonino, “una candidatura dalla caratura radicalmente laicista e pesantemente antitetica ai valori cardine di un’azione politica d’ispirazione cattolica”.

l’Ora Vesuviana on-line

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