Naked soul – Carmen Longo e la sua anima messa a nudo.

L’Anima a nudo. Il romanzo rappresenta un autentico momento di ripensamento e di recupero memoriale sempre saltellato in equilibrio sul fragore malinconico dei ricordi.

L’11 novembre p.v., alle ore 18:00, presso il circolo letterario di Somma Vesuviana (Na) “IL TORCHIO” è stato presentato il romanzo di Carmen Longo, “MY NAKED SOUL-La mia anima a nudo” (collana “Gli emersi – Narrativa” – pagg. 120 – euro 16,00) pubblicato dalla Aletti Editore. Il romanzo è stato presentato da alcune personalità della Regione Campania come Salvatore Esposito, Direttore del Dipartimento arte, cultura e spettacolo; Luisa Cavaliere, Direttrice dell’Assessorato Pari Opportunità  nonché Direttrice editoriale della rivista “Filo di perle”; Carla Maestro, docente in lettere antiche e scrittrice. In questo romanzo, Carmen Longo ci racconta i suoi tormenti sentimentali, le sue sofferenze, le sue angosce, “le furiose tempeste mentali” ma anche le sue dolcezze quotidiane, evidenziate “da un sonoro stupendo coro di campanelli, di cui solo noi, sopravvissuti alla battaglia chiamata ‘vita’, potremmo gioire”; ci racconta della sua interiorità, di solitudine, d’infelicità, di affetti familiari umiliati ed offesi, di vita domestica, di aspirazione alla conoscenza, delle difficoltà di conciliare l’essere per gli altri e l’essere per sé; ci tratteggia “i visi affaticati e scarni di chi è costretto a svendersi pur di avere qualcosa da raccontare agli altri”; ci svela i suoi momenti d’amore in infinite sfumature e varietà (dal desiderio all’incontro, dall’attesa all’inganno, dalla gelosia alla delusione, e poi il turbamento, l’assenza, la passione, il tradimento), perché da sempre amore e donna si legano in inscindibile connubio; scopre, sulla sua pelle, “quanti pochi siano (stati) i veri amici”, capaci di donarle ”una parola di conforto ogni qualvolta (…)” doveva ”prendere decisioni importanti” per percorrere la sua strada “one way fino in fondo”; ci dona, insomma, “l’anima completamente denudata (…)” di una donna, forte, protesa alla ricerca del “senso della nostra presenza in questo mondo (…)” e alla comprensione “dell’essenza di elementi contrapposti quali: bene e male, yin e yang, vero e falso” ma nello stesso momento, fragile, insicura ed incapace di soddisfare i suoi dubbi esistenziali, di mettere le ali ai suoi sogni, di amare e di essere amata da “persone giuste”; costretta, spesso a camuffarsi con “la maschera della quotidiana routine”. Dal suo continuo girovagare l’unica cosa di cui Carmen Longo non potrà mai fare a meno rimangono le proprie radici “che  mai nessuno sradicherà”, identità e valori, ai quali aggrapparsi nei momenti difficili: “una gabbia dorata (…) che da  labirinto di specchi si trasformi in un’ancora, un punto d’appoggio (…) dove riposare ogni volta che sarà stanca, esausta di volare ed avrà bisogno  di riprendere le forze” per continuare a “vivere e sopravvivere in questo mondo e a se stessa (…), perché nella fierezza non sopporterà mai di essere sconfitta”. In questo romanzo, la natura romantica e dolce della giovane ed inquieta scrittrice Mariglianese, si fonde meravigliosamente con la sua indole malinconica ed il senso del mistero e la paura della morte si innalzano a vita, sospinte dalla ricerca di un sogno “senza forma e senza nome” e dall’incanto dell’immaginazione, attraverso pagine intime e delicate, nelle quali impeto del racconto e capacità fabulosa si armonizzano con arte. In romanzo “MY NAKED SOUL” per Carmen Longo è quasi un pretesto narrativo per rievocare tutto ciò che le capita di vivere, o solo di osservare, in questo mondo strano e lontano; il suo atteggiamento nei confronti della realtà non è mai passivo anzi tenta disperatamente di trovare una via d’uscita dalla blaterante incomprensibilità degli altri e cerca con tutte le forze di accendere un po’ d’entusiasmo in un’esistenza ormai intrisa di frustrazione. In alcuni momenti Carmen Longo sente di essere sommersa dal fango dell’”abitudine (…), la più infame delle malattie, quella che fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore,anche la morte”; ma non spreca stupidamente la sua stanca fierezza anzi corre controcorrente per non lasciarsi trasportare da una pallida esistenza, per non farsi ingabbiare dalle frasi fatte, per non farsi corrodere e logorare dall’inquietudine e dall’angoscia, per non perdersi definitivamente nella mediocrità della realtà quotidiana, dalla quale tenta di emergere con l’aiuto degli “affetti veri, incondizionati, gratis, quelli che non deve stare lì ad innaffiare per la paura che secchino lasciandola sola”. “Tanto ancora avrà da soffrire” per raggiungere la sua meta finale ma alla nostra scrittrice non viene mano il sorriso della speranza, alla quale si aggrappa con forza e disperazione; è la fede che recupera il senso del suo vivere quotidiano, che le dà coraggio nel ricordo e le offre una certezza in un futuro, nel quale “ci rincontreremo, noi anime vaganti, nel mondo dei pazzi sereni!”. Lo stile è fresco e semplice, accattivante e coinvolgente, che sa perfettamente coniugare una forma letteraria garbata e discreta con quella aggressiva, acuta e precisa di condanna e di denuncia.

Giuseppe Buonfiglio

(docente di Lettere e giornalista)

L’Ora Vesuviana on-line

redazione@loravesuviana.it

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