ECONOMIA E AMBIENTE – Dopo anni di sprechi e consulenze, finalmente passa in Regione il Piano del Parco. Tutti d’accordo, nonostante in pieno territorio protetto si continua a costruire abusivamente e c’è una vera e propria discarica di rifiuti

Il presidente Ugo Leone, l'assessore regionale Gabriella Cundari e Pino Capasso presidente della Comunità del Parco

OTTAVIANO – Volano per l’economia locale, per la verità, il Parco Nazionale del Vesuvio, da quando è nato, non lo è mai stato. Ricettacolo di nomine e consulenze, di appalti e dirittura di arrivo per politici trombati o per politici in ascesa, sì. Ieri, però, dopo ben cinque anni di gestazione è stato, finalmente, votato il Piano del Parco.

 Lo strumento urbanistico, consente ai 13 Comuni del Parco di avere uno “script” per la pianificazione territoriale. Dopo anni trascorsi a porre solo vincoli, la parola d’ordine resta ancora “meno cemento”, ma questa volta sembra che si voglia dare una svolta all’agricoltura e ealla cultura che esiste sotto il Gigante. Recupero dei Centri Storici, percorsi di ingegneria naturalistica, risanamento idrogeologico, valorizzazione turistica e culturale del Vulcano. Magari qualcuno npoitrà pensare: troppo tardi. Ma di sicuro, “meglio tardi che mai”. Ed ecco che dal Castello Mediceo ad Ottaviano (una voltà di proprietà del super boss della camorra Raffaele Cutolo) , nuova sede del Parco, si sono accorti anche che esistono bandi europei e regionali ai quali poter accedere, magari per riconvertire processi produttivi che non vanno d’accordo con le linee ambientaliste delle nuove economie. Tutti d’accordo quindi. Dopo anni di soldi pubblici sprecati, di corsi e di ricorsi, il nParco Nazionale del Vesuvio ha il suo “Piano del Parco” e non fa niente se proprio all’interno di uno dei Parchi (per fauna e flora) più ricchi d’Italia, c’è una discarica (autorizzata ) di rifiuti e tante altre che sorgono a cielo aperto.

L’Ora Vesuviana on-line

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