ELEZIONI REGIONALI – Il Pd è in alto mare, il Pdl candida Stefano Caldoro. “C’è bisogno di cambiamento”

Il Pd è in alto mare. Guido Trombetti, il rettore della Federico II, sponsorizzato da Bassolino non lo vuole nessuno. Raimondo Pasquino, il rettore  dell’Università di Salerno, sponsorizzato da De Mita, metterebbe d’accordo gran parte del partito e l’Udc, ma non si sciolgono le riserve. Alle prossime Elezioni Regionali, l’uncio dato certo è la candidatura di Stefano Caldoro, ex ministro ed ex sottosegretario di governo della squadra di Berlusconi.

E proprio al cavaliere, Caldoro dedica la sua candidatura, “per stringere un patto con la gente”. Non parla del programma, «quello andrà messo a punto con tutti». Ma Caldoro, al suo debutto da candidato Pdl alla presidenza della Regione Campania, anticipa, comunque, quelle che saranno le sue priorità: sicurezza-legalità; sanità; lavoro. «Senza la sicurezza e la legalità, strettamente collegate, non ci sono le condizioni per uno sviluppo equilibrato – ha spiegato Caldoro – e poi il grande della tema della sanità, quella del cittadino. Io parlo di un welfare moderno, non della sanità come gestione dei presidi ospedalieri. Anzi, il contrario, la gestione del territorio, tutto quello che nasce sulla nuova e moderna assistenza sanitaria, anche se dovremo affrontare il tema del riequilibrio, riorganizzazione della sanità, bisogna farlo con coraggio». E poi i temi del lavoro, che possono essere risolti «con misure da prendere su chi crea lavoro, sulle imprese».  Dunque stop a corsi di formazione e corsi per veline? «I corsi per veline sono del tutto inutili ed è comunque tutto l’impianto della formazione che deve essere cambiato – aggiunge – se ci sono risorse vanno trasferita sul mondo del lavoro». Un passaggio, poi, lo riserva anche alle infrastrutture. «L’opera della metropolitana va continuata – ha detto – e poi tutte le grandi opere che riguardano il rilancio della portualità, logistica, gli aeroporti. Abbiamo una serie di grandi impegni sulle infrastrutture».   Sarà una campagna elettorale all’insegna della sobrietà quella che il candidato Pdl alla presidenza ha intenzione di mettere in atto. Un esempio? Non ci sarà il «comitato del presidente», sedi sparse per la città, tanto per iniziare. E poi oculatezza anche sulle spese degli altri candidati. La promessa è, dunque, di stare molto sul campo. Sarà lui ad andare dai cittadini, dalle associazioni, dai comitati civici. «La mia sede elettorale sarà dove ascolto le persone. Se devo sentire i problemi dell’agricoltura, ad esempio, posso fare due scelte o far venire i dirigenti al mio comitato elettorale o andare da loro e discutere», ha spiegato. «Chiederò anche a tutte le liste e ai candidati di evitare eccessi nelle campagne – ha aggiunto – E mi riferisco agli eccessi dei manifesti, partecipazione ad eventi che sono sopra le righe. Insomma ci sarà una linea della sobrietà legata al contenuto delle cose che diciamo». Il suo non vuole certo essere un impegno pedagogico «sarebbe presuntuoso». Piuttosto vuole essere «un segnale che deve dare la politica di buona amministrazione». Un po’ come è accaduto per l’emergenza rifiuti, spiega: «Quando le amministrazioni non erano in grado di gestire l’emergenza, i cittadini avevano una posizione passiva. Quando c’è stata un’inversione di tendenza, di partecipazione, anche il cittadino ha iniziato a reagire».

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