PAESE CHE VAI CAMORRA CHE TROVI – La mappa dei clan, Comune per Comune, tra vecchie e nuove alleanze

Ha scritto col sangue la propria storia, marcando e rimarcando i confini a suon di piombo. Ma questi 131 chilometri quadrati di terra fertilizzata dalla lava e dall’odio tra i clan un solo “signore” non l’hanno mai avuto. ecco, comune per comune, la camorra che trovi.

Tanti, troppi, quelli che negli ultimi decenni hanno cercato di stabilire un’oligarchia criminale. Nessuno c’è riuscito. Ci sono andati vicino i cutoliani. Ci hanno provato i Sarno, prima che i pentimenti abbattessero la “cupola”. Droga, prostituzione, ma soprattutto estorsioni. E poi investimenti “legali” che oggi fanno di alcune di quelle che un tempo erano cosche camorristiche, rispettabili holding. Facce pulite, insomma, con le mani sporche. Di sangue.  E’ la mala vesuviana, quella post-Professore. E’ il cancro di questa terra, più spaventoso della minaccia vulcanica perché in continuo fermento e a quanto pare “immortale”. Già, perché qualche volta ritornano per riprendersi quello che un tempo era loro. Vedi i De Luca Bossa. Con l’uscita di scena dei fratelli Sarno e la recente scarcerazione di Lady Camorra, Teresa De Luca, madre di Tonino ‘o sicco, le sorti di Cercola, Pollena, San Sebastiano e Massa sembrano star cambiando. O almeno così sembra, visto che di recente in due sono stati arrestati per aver chiesto il pizzo per conto di “donna Teresa”. Diversa la situazione nelle zone strappate dai Sarno ai Panico: tra Sant’Anastasia e Somma i luogotenenti dei ponticellari sono, per ora, ancora al comando. Quanto alla vicina Ottaviano, dopo i rigurgiti cutoliani affogati nel sangue nel 2006, quando Domenico Pagano fu ucciso per aver cercato con Antonio Cutolo di fondare il clan dei “nuovi cutoliani”, resta indiscusso il predominio dei Fabbrocino. A Volla il gruppo di Gennaro Veneruso approfitta dello sbandamento degli acerrimi nemici di Ponticelli. Quanto ad Ercolano la faida mai sopita e gli arresti hanno messo in luce l’irriducibilità dei Birra-Iacomino e degli Ascione-Papale. Capitolo a parte quello che sta scrivendo la mala di Portici. Dopo l’operazione “San Ciro”, che ha disarticolato i Vollaro, dettano legge giovani e inesperte leve che non solo chiedono il pizzo, ma ricorrono ad una sorta di strategia del terrore, fatta di incendi e bombe carta, per tenere in scacco i cittadini. E sempre nella città della Reggia, i Mazzarella, alleati ai Sarno, starebbero cercando di sfruttare a proprio favore il patto stipulato dal Califfo con gli ex boss del Rione de Gasperi. Lo stesso avviene a San Giorgio dove il clan autoctono, quello degli Abate, ha perso quasi ogni potere a vantaggio della camorra dei quartieri orientali.

Mary Liguori

redazione@loravesuviana.it

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