CAMORRA ROSASANGUE – Teresa De Luca Bossa, la boss al carcere duro

donna Teresa (ph. La Repubblica ed. Napoli)

Il ruolo delle donne nei clan di camorra non è mai stato solo quello di madri, sorelle, mogli o compagne. Sono loro che in caso di morte o arresto degli “uomini di casa” prendono in mano le attività illecite, stringono alleanze, trafficano in droga, impongono estorsioni e tangenti trasformandosi in veri e propri boss in gonnella. Così ha fatto anche Teresa De Luca Bossa, cinquantanove anni, considerata dagli inquirenti come una delle figure di spicco della camorra che opera nell’area est di Napoli.

È donna Teresa, così la chiamano i suoi fedelissimi, che quando suo figlio Antonio detto “o’ sicc” finisce in manette assume il controllo del clan e lo fa da vero capobastone, alternando violenza a diplomazia. Non sorprende quindi che il suo nome sia inserito nell’ordinanza che nel giugno del 2000 porta all’arresto di 79 camorristi accusati a vario titolo di aver partecipato all’omicidio di Luigi Amitrano, ucciso con un’autobomba due anni prima e nipote del boss Vincenzo Sarno. Per donna Teresa l’accusa è di associazione per delinquere di stampo mafioso in quanto, si legge negli atti, membro di quel cartello conosciuto come Alleanza di Secondigliano, accusa che le porta una condanna a 8 anni di reclusione alcuni dei quali passati in regime di carcere duro. Una pena severa che però non scalfisce minimamente la sua fede nel “sistema”e che non le ha impedito, tornata in libertà, di riprendere le redini del suo gruppo. Pochi giorni fa però le manette sono scattate di nuovo. Questa volta l’accusa è di essere la mandante di un tentativo di estorsione a danno di un imprenditore di Cercola.

Luigi Sabino

redazione@loravesuviana.it

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