“CANDIDATI IN MANETTE” – In un’intervista a Il Giornale Luigi Cesaro cita il suo caso e quello di Cosentino: “Ci accusano, ma i magistrati non ci hanno voluto ascoltare”. Nel Pdl, gli uomini di FIni preparano il contrattacco e si avvicinano alla mozione di Idv

NAPOLI – E’ sui rapporti (veri o presunti, fino a quando la magistratura ordinaria non farà il suo corso) che si muovono gli equilibri all’interno del Pdl. I vertici Provinciali (Luigi Cesaro) e quelli regionali (Nicola Cosentino), infatti combattono le accuse di “vicinanza” alla camorra e quelle del fuoco amico all’interno del Pdl. E Luigi Cesaro, deputato Pdl e presidente della provincia di Napoli si sente «candidato alle manette».

Intervistato al Giornale denuncia la sua situazione e dice: «Il mio caso è in fotocopia a quello di Cosentino». Cesaro punta il dito contro la stampa, rea di aver rivelato «atti coperti dal segreto istruttorio» e contro i magistrati, che non lo hanno voluto ascoltare: «A sentire i pm ad oggi non sono nemmeno indagato. Non sono indagato e vogliono arrestarmi, bah, qualcosa non va». Per Cesaro le analogie tra il suo caso e quello di Cosentino sono evidenti: «La verità – osserva – è che ci troviamo di fronte a un’offensiva per far fuori una classe politica nuova, fortissima, che è cresciuta insieme e che ha ottenuto successi insperabili in Campania». E, anche in caso arrivasse alla Camera una richiesta di arresto per lui, non si farebbe indietro: «No, non mi dimetto perchè sono stato votato da oltre un milione di persone». Cesaro respinge tutti i sospetti sollevati intorno al suo nome e alla sua famiglia e ragiona: «Qui in realtà ci troviamo di fronte a un attacco violentissimo a Berlusconi e a un uomo di sua stretta appartenenza che in Campania ha fatto miracoli». Dall’altro lato, c’è il fuoco amico contro Nicola Cosentino, da parte dei colonnelli di AN legati a Gianfranco Fini, con a capèo l’editore parlamentare (ex An) Italo Bocchino. Una mozione parlamentare per chiedere le dimissioni del sottosegretario Nicola Cosentino dal Governo è stata presentata dall’Idv, primo firmatario Antonio Di Pietro e anche da parte del Pdl si reputa giusto fare «il passo indietro».  Secondo l’Idv, «ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l’altro la funzionalità del CIPE». Per questo motivo, la mozione «impegna il Governo ad invitare l’onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze». A Porta a Porta, il rotocolaco di pèolitica e a approfondimenti condotto da Bruno Vespa, Cosentino aveva rimesso la decisione di candidarsi o meno alla presidenza della Regione Campania a Berlusconi. «Valuteremo, se ci sarà una mozione di sfiducia da parte dell’opposizione. Noi riteniamo sarebbe opportuno un passo indietro da parte del sottosegretario» Nicola Cosentino. Lo afferma il vicepresidente vicario dei deputati del Pdl Italo Bocchino, a proposito della vicenda del sottosegretario all’Economia, dopo la presentazione della mozione di sfiducia da parte dell’Italia dei Valori. «Riteniamo – aggiunge Bocchino – che la sua candidatura (a governatore della Campania per il Pdl, ndr) non sia più nell’ordine delle cose possibili. Poi si discuterà insieme quale candidato proporre agli elettori della Campania e sarebbe più opportuno che fino alla soluzione della vicenda ci fosse un passo indietro anche dal governo, per evitare che venga attaccato Berlusconi anche per questa vicenda». Ma con Di Pietro si è scontrato il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani. «Noi facciamo le nostre manifestazioni. Noi, lezioni di antiberlusconismo, non le prendiamo da nessuno», ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, replicando alle critiche di Di Pietro sulla posizione del Pd sul ‘No Berlusconi day’. «Il più antiberlusconiano – ha aggiunto – sarà quello che riesce a mandarlo a casa, non quello che grida di più».

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