LA NUOVA CAMORRA – Il clan Iacomino-Birra utilizzava i ragazzini per le tangenti. Arrestati in 6, decimato il clan che si oppone agli Ascione-Papale. Per la morte del neomelodico ucciso come un boss, si scarta lo scambio di persona e si indaga sulla vita privata dell’uomo

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ERCOLANO – Mentre è ancora avvolta dal mistero la morte di Salvatore Barbaro, 29 anni, incensurato ucciso a colpi di pistola a Ercolano  in via Mare, sembra chiara come funzionava l’organizzazione del clan con l’arresto dei boss e gli affari illeciti in mano ad un gruppo “di giovani, ex cani sciolti, che vogliono prendersi il potere”. C´erano anche ragazzini di 12 e 13 anni tra gli emissari utilizzati dal clan per far giungere le richieste estorsive alle vittime del racket. E´ uno degli elementi emersi dalle indagini che hanno portato all´arresto di sei pregiudicati della cosca Iacomino-Birra, accusati di associazione camorristica e dell´attentato dinamitardo verificatosi il 10 novembre scorso nei confronti di un panettiere.

Negli ultimi due mesi gli inquirenti hanno rilevato che i ragazzini, appartenenti a famiglie di via Cuparella – area considerata storica roccaforte del clan Birra a Ercolano – erano utilizzati per formulare richieste di denaro e di beni alle vittime del racket. Mentre rispetto all’omicidio di ‘o cantante (Salvatore Barabaro) i carabinieri hanno ascoltato i familiari della vittima e stanno indagando nella vita dell’uomo ma, a quanto trapela, al momento tutte le piste restano aperte. Sembrerebbe però da escludere – almeno dalle prime indagini – che si sia trattato di uno scambio di persona: chi ha premuto il grilletto lo avrebbe fatto con la intenzione di uccidere. Salvatore Barbaro era conosciuto come Salvio ‘il cantantè poichè – come hanno raccontato amici – era solito scrivere testi di canzoni napoletane ed esibirsi in ristoranti del Vesuviano, i militari hanno fatto luce su come gestiva gli affari la cosca Iacomino-Birra che ad Ercolano (storico crocevia della droga) si contrappongono al cartello (vincente) degli Ascione-Papale.  Il pizzo era quantificabile in una prima rata di 5mila euro, con successive scadenze di 250-300 euro mensili. I carabinieri ercolano_cefariellom2hanno individuato due ragazzini, uno di 12 e uno di 13 anni, che in alcune occasioni erano stati utilizzati dal clan come “portavoce” delle richieste estorsive: entrambi sono evasori scolastici, appartengono a famiglie che gravitano nell´orbita della cosca e verranno segnalati ai servizi sociali.  Gli investigatori ipotizzano che l´uso di minori con meno di 14 anni, quindi non imputabili, fosse comunque più esteso dei due casi individuati. I minorenni venivano mandati nei negozi delle vittime del racket come latori di messaggi in codice, tipo “Ciro ti manda a chiamare, vieni per quel fatto lì”, oppure “Sono pronti quei due computer?”.  Quest´ultima frase era stata rivolta a un negoziante di materiale elettronico, che doveva pagare in merce – appunto con due pc – la sua quota di pizzo. L´operazione, denominata “Fuochi di San Martino” (dalla notte dell´esplosione dell´ordigno esplosivo contro il panificio) azzera secondo la Dda di Napoli la potenza criminale del clan, colpendo tutti i malavitosi rimasti in libertà dopo gli arresti dell´ultimo biennio che già lo avevano decimato.  “Una organizzazione criminale che manda i bambini in giro a chiedere il pizzo è alla frutta, è debole”. Lo dice Tano Grasso presidente onorario della Federazione Antiracket Italiana ad Ercolano (Napoli) a proposito dell´indagine sul clan Iacomino-Birra, che usava anche ragazzini come emissari delle minacce alle vittime di estorsioni. “C´é qui una organizzazione dello Stato – spiega Grasso – e chi dice io ho paura, dice una bugia: non c´é più, in questo contesto, motivo di aver paura. Ma purtroppo sono ancora tanti quelli che non denunciano”. Alla giornalista che gli chiede se il fenomeno dell´utilizzo dei minori di 14 anni da parte della camorra abbia un precedente, risponde: “Non conosco casi analoghi, quello di Ercolano è il primo”. Poi aggiunge: “Neanche in Cosa Nostra è così- spiega Grasso – poiché l´estorsore per veder riconosciuto il suo ruolo si fa vedere e il commerciante non paga ´al buio´. Il fatto che si mandino bambini in giro, è segno di una camorra debole”. L´operazione che ha portato ai fermi di sei esponenti del clan Birra-Iacomino che avevano seminato il panico tra gli operatori economici nella città degli Scavi costretti a pagare il pizzo è il risultato di “una pronta reazione grazie alle intercettazioni e anche, e forse è la prima volta che ciò accade, alla collaborazione della gente”. Lo dice all´Ansa il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore. Nella zona si era in presenza di un´attività estorsiva “particolarmente importante con l´esplosione di una bomba davanti a un negozio e altri negozi taglieggiati” in un´area dove si contrappongono i clan contrapposti Birra-Iacomino e Ascione. Il risultato è stato ottenuto “attraverso le intercettazioni e, forse per la prima volta, con un contributo da parte della cittadinanza che ha dato qualche indicazione. E´ chiaro che si tratta dei fermi per i quali sono attese le convalide” ma Lepore non nasconde la sua soddifszione. “Le intercettazioni – sottolinea – sono importanti sia dal punto di vista dell´identificazione dei responsabili che del controllo del territorio. Ed è importante che la gente cominci a reagire a questa criminalità che si sta facendo sentire sempre di più”.

l’Ora Vesuviana on-line

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