FAIDA DI CAMORRA – A Ercolano un altro morto: trucidato come un boss un neomelodico incensurato

ERCOLANO  – Nonostante i colpi messi a segno dalle forze dell’ordine nella città degli Scavi si continua a sparare e a morire di camorra. A breve distanza di un sequestro importante di munizioni dei clan (tra cui esplosivo per gli attentati intimidatori), un altro morto di camorra, anche se Salvatore Barbaro non era un camorrista e pare non avesse a che fare con la criminalità organizzata.

Da un lato, infatti, il duro colpo al clan camorristico dei Birra – Iacomino attivo ad Ercolano: i carabinieri della tenenza locale in collaborazione col nucleo di Torre del Greco hanno eseguito , nella notte, sei provvedimenti di fermo su richiesta del pm della Dda Pier Paolo Filippelli nei confronti di elementi di spicco e fiancheggiatori del clan. Si tratta di Marco Cefariello, 26 anni, considerato attuale reggente e già arrestato nel giugno 2007 nell’ambito dell’operazione «Reset»; dei fratelli Ciro e Giuseppe Savino 37 e 41 anni ritenuti dai militari elementi apicali del clan; Aniello Taurino, 21 anni, fiancheggiatore. E ancora, Francesco Polese, 27 anni, pluripregiudicato e organico al clan: due suoi fratelli furono uccisi nel corso di una faida di camorra e Pasquale Borragine, 21 anni, organico al clan. Per tutti i capi di accusa sono associazione per delinquere di stampo camorristico ed estorsione. Il clan Iacomino-Birra da anni si fronteggia in una dura lotta con i rivali Ascione- Papale per il controllo di attività illecite, in particolare della droga, sul territorio di Ercolano. L’operazione dei carabinieri ha fatto emergere la scoperta di mandanti ed esecutori di numerosi episodi estorsivi compiuti anche attraverso attentati dinamitardi per spaventare le vittime del racket. Dall’altro: nemmeno 24 ore dopo, l’ennesimo omicidio. Di camorra. Percorreva via Mare, accanto la Villa dei Papiri a Ercolano, Salvatore Barbaro, 29 anni, quando una pioggia di proiettili perforando il parabrezza della sua Suzuky Swift l’ha ucciso sul colpo. Erano le 15 di venerdì: l’uomo, incensurato, stava percorrendo la stretta via di collegamento tra la zona litoranea e il centro del comune vesuviano, al confine di Torre del Greco, quando è stato colpito a morte. Inseguito da almeno dieci pallottole, a segno al collo e alla spalla sinistra, alcune delle quali estratte dagli inquirenti dai muri delle abitazioni vicine. Uno scorcio di città tristemente noto per il fiorente mercato della droga che anni addietro prosperava, facendo di via Mare una delle piazze di spaccio più importanti del Vesuviano. Salvatore Barbaro abitava poco distante, in via Fosso Grande. L’automobile, dal momento del primo sparo, ha percorso ancora 100 metri prima di fermarsi a ridosso di un cantiere, investendo un palo della luce. Sul luogo dell’omicidio si sono recati i carabinieri per svolgere i primi rilievi, l’esercito per controllare la zona e il pm Pierpaolo Filippelli per avviare le indagini sull’efferato assassinio compiuto seguendo i crismi dell’agguato di stampo camorristico.

l’Ora Vesuviana on-line

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