POLITICA E CAMORRA – Atroci i retroscena dell’omicidio del consigliere del Pd Tommasino. In città commissariata la sezione del Pd, tra gli iscritti anche il killer di Gino

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CASTELLAMMARE DI STABIA – Uno dei killer espulso dal partito democratico, la sezione stabiese commissariata. È questa la decisione del senatore Enrico Morando, commissario straordinario del coordinamento provinciale di Napoli. La decisione presa su invito del coordinatore del circolo del Pd di Castellammare, Gaetano Cimmino e di intesa con il segretario Iannuzzi ha portato alla nomina di Paolo Persico come commissario. Membro del collegio regionale dei garanti del Pd ed ex assessore del comune di Boscoreale Persico guiderà la sezione cittadina alle primarie del 25 ottobre, Intanto la scelta del commissariamento era stata preceduta dalla decisione del direttivo regionale di espellere il baby killer Romano, dalla lista.

Il pentito in fuga da due giorni aveva scelto di entrare in politica appena tre mesi dopo aver raggiunto la maggiore età. Nulla di fatto ancora per Salvatore Belviso. Il cugino del boss Vincenzo D’Alessandro, anche lui iscritto al Pd e componente del commando che decretò la morte del consigliere Tommasino, non è stato ancora espulso, forse per l’incertezza del direttivo sull’omonimia del giovane 26enne con altri cittadini stabiesi. Invece per Romano, all’interno del comunicato diffuso dal direttivo regionale, si legge che “Il Pd ha espulso dal partito Catello Romano, che risulterebbe tra gli autori del barbaro omicidio del consigliere comunale di Castellammare Gino Tommasino”. “Il Pd è uno strumento essenziale per condurre con successo la lotta senza quartiere alla cammorra”. Le parole del senatore Morando in calce al comunicato avranno una risonanza diversa nella città delle acque. Arduo il compito di Persico che comincerà presto una minuziosa verifica del tesseramento realizzato nel settembre del 2008. Chissà quante saranno le tessere da cancellare. «Il mio allarme sul condizionamento della criminalità organizzata nei confronti del mondo politico fu inascoltato, anzi irriso». Così Ersilia Salvato, ex sindaco di Castellammare di Stabia ricorda al Velino la fase in cui ha guidato la città. E, intanto, «Striscia la Notizia», nella trasmissione di venerdì sera, manda in onda le immagini dell’ intervista realizzata nel 2007 da Jimmy Ghione a Gino Tommasino, il consigliere comunale di Castellammare di Stabia ucciso lo scorso 3 febbraio con 11 colpi di arma da fuoco davanti al figlio. E della vicenda camorra, voto e tessere se ne era occupata anche Striscia la Notizia che nel 2007 era stata contattata da Tommasino per denunciare irregolarità avvenute in occasione delle elezioni degli organismi cittadini e dei delegati da inviare al Congresso provinciale della Margherita nel Comune di Castellammare di Stabia. Nel corso del servizio erano stati mostrati i tabulati contenenti circa mille nominativi di coloro che avevano espresso il loro voto. Dai controlli effettuati, però, non più di un centinaio di persone si sarebbero recate effettivamente alle urne: i restanti sarebbero stati aggiunti artificiosamenteEcco il jaccuse che la ex sindaco, Ersilia Salvato, consegna al «Velino». «Quando ero sindaco – ricorda la Salvato – uscii dai Ds nel 2005 con una lettera all’allora segretario Fassino nella quale lanciavo l’allarme sulla questione morale in tutta la politica cittadina». Un’uscita senza che ci fosse alcuna reazione dal Bottegone. «Non solo non ebbi risposta, ma fui addirittura derisa in città. Constatavo un pericolo: nelle elezioni c’è sempre stato il condizionamento da parte della criminalità, ma nelle ultime amministrative vi è stato in maniera evidente, palese, con i camorristi sotto ai seggi. Lo denunciai anche alla polizia, ma mi dissero che non erano in grado di stabilire se quelle persone realmente condizionassero il voto o meno. Dopo un anno da consigliere, decisi che era meglio dimettermi».

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