DALLA PARTE DELLO STATO – Si pente l’ultimo “re” della camorra. Anche Ciro Sarno “il sindaco” passa dalla parte dello Stato

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Ore 10.20 di ieri mattina: inizia l’udienza, l’ennesima contro i clan della camorra. È il Pm dell’antimafia Vincenzo D’Onofrio (un magistrato di ferro che negli anni ha sedato il potere dei clan avanzando quello dello Stato. Un uomo, temuto e rispettato anche dai camorristi che negli anni hanno deciso di passare dalla parte della giustizia) ad annunciare al presidente della terza sezione penale del Tribunale, il dott. De Balzo, che nel mega clan dei Sarno di Ponticelli, ci sono altri pentiti. Tutti nomi eccellenti.

Cala il silenzio. E dopo il terremoto seguito al  pentimento del numero due della cosca (fino a quando Vincenzo Sarno non è uscito di galera e a suon di 9×21 ha esteso i poteri del clan e creato nuove alleanze) Giuseppe Sarno, ‘o mussill, i nomi dei nuovi pentiti fanno ancora più rumore. Il Pm D’Onofrio li legge tutti d’un fiato all’aula quasi deserta 8cosa insolita): Ciro Sarno, il sindaco. Sì si pente anche l’ultimo re di una camorra che (viva Dio) non ci sta più. Il capoclan, il fondatore del sodalizio criminale che da Ponticelli ha esteso i suo tentacoli fino in Europa, passando per territori che una volta erano di altri clan. Si pente il numero uno dei ponticellari. E poi di seguito, i nomi degli altri pentiti. Salvatore Sarno, il nipote del sindaco e figlio di Giuseppe ‘o Mussill, il ragazzino col cognome importante che quando il padre si pentì andò a riferire tutto ai vertici della cosca del Rione De Gasperi. Sì il Rione, pezzo di Napoli, frontiera dei sogni e dello sviluppo di un’area che è convenuto a tutti tenere così. E poi: Raffaele Cirella (fedelissimo della cosca, con ruolo di soldato e di estorse), Salvatore Giordano (lunga militanza nella camorra vesuviana, fratello di Giacomo boss defunto e mai piegatosi alla forza dello Stato e di Luigi, il pentito dal quale è partita la veloce decapitazione del clan) e mario Lanza, coinvolto nella faida coi Piscopo-Gallucci ex fedelissimo degli Egizio e scampato a due agguati. Si pente il gota della camorra insomma.   

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Le estorsioni ai commercianti, sugli appalti, l’imposizione del pizzo agli ambulanti dei mercatini rionali, la gestione dei videopoker, le tangenti sulle compravendite di appartamenti comunali. Sono alcune delle attività del clan Sarno, uno dei principali clan della città che estende i suoi affari anche in un’ampia zona della provincia, soprattutto nell’area vesuviana. A rivelarlo agli inquirenti della Dda è Giuseppe Sarno, 51 anni, uno degli esponenti dell’organizzazione che sta collaborando con la giustizia, una scelta adottata anche da diversi altri affiliati di primo piano. Il 14 luglio scorso al pm della Dda Vincenzo d’Onofrio, il pentito ha illustrato l’organigramma e la struttura della cosca, con particolare riferimento alla divisione dei compiti per la gestione degli affari. I verbali sono stati depositati oggi al processo in corso contro alcuni esponenti dei Sarno. Il collaboratore ha riferito in particolare che due rappresentanti della famiglia «si occupano della gestione nei locali pubblici delle macchinette videopoker e che impongono agli esercizi pubblici di Ponticelli l’utilizzo di tali videopoker». Il titolare della ditta versa al clan 13.500 euro mensili, più singole quote ad altri rappresentanti della cosca. Il titolare, in una circostanza, dovette «anticipare» 60mila euro per pagare i festeggiamenti, in un albergo della provincia, in occasione di un anniversario di matrimonio di uno dei boss. Giuseppe Sarno ha anche parlato di estorsioni al mercatino rionale di Ponticelli «dove ogni singolo ambulante corrisponde una quota di dieci euro ogni qualvolta si tiene il mercato». Un suo fratello «ha anche introiti che derivano dalla attività di compravendita degli appartamenti popolari, nel senso che sia il venditore sia l’acquirente di quegli immobili, che in realtà non potrebbero vendere perchè di proprietà del Comune, sono costretti a corrispondergli una certa somma che si aggira intorno ai 1500-2000 euro». Il clan si è formato alla fine degli anni ’80 quando, dopo la dissoluzione dei gruppi che facevano capo alla Nuova Famiglia, non essendoci più la minaccia della Nuova Camorra Organizzata di Raffale Cutolo, le varie famiglie malavitose si spartirono le zone entrando spesso in conflitto tra loro e causando faide e guerre di camorra. Fu questo il caso anche del clan Sarno che entrò prima in guerra con i clan dell’Alleanza di Secondigliano (per questo si unì alle famiglie Mazzarella e Misso formando il cartello criminale cosiddetto Misso-Mazzarella-Sarno egemone in buona parte di Napoli) e poi contro il clan De Luca Bossa, del boss Antonio De Luca Bossa ‘o sicco. Forte dell’alleanza con il cognato Giuseppe Misso, comunque, il boss Ciro Sarno, detto ‘o sindaco, è considerato oggi a capo di uno dei clan più influenti della città. I fratelli Sarno si imposero nel popoloso quartiere di Ponticelli alla fine degli anni 80 quando fu messa in atto la spartizione delle case popolari per tutte le famiglie terremotate. Proprio per questo Ciro Sarno fu soprannominato “o’ sindaco”. Alla fine degli anni novanta, poi, Ciro fu arrestato e le redini del clan passarono nelle mani dei fratelli Vincenzo e Giuseppe. Nel 1998 il clan fu anche vittima di un attentato stragista, in via Argine (per questo attentato fu chiamato a rispondere il boss Antonio De Luca Bossa, condannato poi in via definitiva all’ergastolo come uno dei mandanti). L’obiettivo del clamoroso agguato doveva essere Vincenzo Sarno che fu attirato in un tranello, per partecipare ad una riunione con i De Luca Bossa. L’autobomba fu confezionata a Giugliano una settimana prima, fu inserita in un ruotino di scorta e poi nascosto in una Lancia Delta di proprietà dei Sarno. L’innesco era radiocomandato, doveva esplodere quando Vincenzo Sarno, come ogni domenica, si faceva accompagnare dal nipote a firmare perché era sottoposto alla sorveglianza speciale. In seguito i vertici dell’Alleanza decisero di far esplodere la bomba la sera del sabato prima, il 25 aprile del 1998. Alla guida della Lancia Delta che percorreva via Argine c’era però Luigi Amitrano, un nipote di Vincenzo Sarno, che saltò in aria e mori nella violenta deflagrazione. In seguito una seconda ipotesi delineata nel corso delle indagini fece ipotizzare anche che l’ordigno fosse esploso per la pressione data dalla irregolarità del manto stradale. Questa strage provocò numerosi blitz ed arresti delle fazioni rivali dei Sarno, i De Luca Bossa e alcune famiglie dell’Alleanza di Secondigliano contrarie all’espansione dei Sarno nella parte orientale della città. Questo portò in effetti vantaggi notevoli allo stesso clan di Ponticelli, che si rafforzò ulteriormente divenendo uno dei più influenti della regione. Nell’ultimo trimestre dell’anno 2008, la famiglia Sarno si è trovata a spezzare i rapporti con il clan Mazzarella. Nelle settimane seguenti, c’è stata una veloce quanto violenta guerra di predominio del territorio. I Sarno sono anche attivi nella provincia ad est di Napoli, nei comuni di Somma Vesuviana, Cercola, Sant’Anastasia e San Sebastiano, dove entrarono in guerra con le famiglie locali, i Veneruso, gli Anastasio, i Panico per il predominio del traffico di stupefacenti. Nella mattina del 1 aprile 2009, il boss Vincenzo Sarno viene arrestato nell’abitazione di un incensurato indagato per favoreggiamento. Nonostante gli arresti di Giuseppe e Vincenzo Sarno, e la recente retata delle forze dell’ordine, il clan di Ponticelli starebbe continuando con la politica delle alleanze a tutto campo e con l’invasione in settori economici e produttivi della città di Napoli. In un rapporto delle forze dell’ordine si arriva a ipotizzare, con un margine di possibilità piuttosto ampio, che l’organizzazione stia gestendo alcune sale-giochi e addirittura un “Bingo” tra Chiaia e Fuorigrotta, non utilizzando come referenti dei pregiudicati, facilmente identificabili, bensì attraverso prestanome incensurati. In particolare la cosca sarebbe interessata ai due quartieri, all’interno del primo dei quali si muove un giro di affari notevole. Anche il quartiere Mercato e i Quartieri Spagnoli rientrano tra gli appetiti degli uomini con base nel Rione De Gasperi. Le alleanze dei Sarno comprendono i clan Ricci sui Quartieri Spagnoli, alla Torretta, a rua Catalana, al Mercato e a Fuorigrotta. Fino a tessere una tela molto importante con gli AmatoPagano, a Secondigliano e nei paesi a nord di Napoli; così come nelle cittadine vesuviane confinanti con Ponticelli, quartier generale della famiglia di mala. Dalla periferia orientale di Napoli alla riviera di Chiaia, passando per i Quartieri Spagnoli, fino a Fuorigrotta. In poco più di un anno, secondo investigatori e inquirenti, il clan Sarno di Ponticelli avrebbe conquistato fette di territorio grazie ad alleanze strategiche. Al punto da potersi permettere una guerra per il controllo delle attività illecite nel quartiere Mercato con i Clan Mazzarella. Con la conseguenza che la mappa della camorra in città, messa nero su bianco negli uffici dell’intelligence, è molto cambiata rispetto ad alcuni anni fa.  Nella giornata del 27 Luglio 2009, vengono arrestati 5 affiliati del clan, Antonio Sarno (o’ tartaro) primogenito del capoclan Ciro, Salvatore Sarno (Tore O’ pazzo) figlio del Boss Giuseppe Sarno (O’Mussillo) , Antonio Sarno (O’ Ciacariello) cugino dei fratelli Sarno, Ciro Esposito (O’ tropeano) e Vincenzo Cece (O’ Puorco) cognato dei fratelli Sarno ritenuti membri-vertice. Gli arresti sono arrivati in seguito a minacce verso la moglie ( Anna Emilia Montagna ) del collaboratore di giustizia Giuseppe Sarno. Il pentimento del padrino causato da divergenze avute con i fratelli (sopratutto Vincenzo) sulla gestione del clan ha scosso gli equilibri di tutta Napoli. Il giorno 9 Agosto 2009 si pente un altro personaggio di spicco del clan, è Carmine Caniello, killer stragista, che rivela particolari importanti ai fini delle indagini circa l’omicidio di Anna Sodano, ex pentita del clan Sarno, avvenuto nel 1996.

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