DUE DOMANDE A BASSOLINO – I vertici del Pd non lo vogliono e l’accusano di aver favorito le sconfitte, ma Tonino non si dimette nè dalla Regione (quella sommersa dai rifiuti) nè dal partito

un Bassolino giovane, quando poteva ancora scendere in piazza osannato dal popolo

un Bassolino giovane, quando poteva ancora scendere in piazza osannato dal popolo

Dovrebbe star zitto e parla. Dovrebbe accettare di farsi processare e invece no. Dovrebbe ringraziare il padreterno perché siede ancora in Regione (ad elargire consulenza milionarie fino al 2012, nonostante il suo mandato scada nel 2010) e invece, bacchetta il segretario nazionale del suo stesso partito, il Pd. In odore di domande, ormai famose sui giornali (da non censurare come ha fatto il cav. Silvio Berlusconi che ha querelato Repubblica e altri giornali) ne sottoponiamo una, anzi no, due al Governatore della Regione Campania Antonio Bassolino.

 1) Alla luce di quanto da lei fatto in Regione Campania, pensa sia il caso di continuare il mandato, se s’, perché? 2) In netto disaccordo coi vertici, non solo quelli attuali del suo partito e in odore di creare una nuova realtà elettorale, perché persevera in un partito che tra veti e “cazziate”, quasi ha associato al suo nome (e al bassolinismo)  i motivi di sconfitta delle ultime tornate elettorali?

«Pur’ ‘e pulice tenono ‘a tosse». La frase, lapidaria, compare sul blog di Antonio Bassolino. Traduzione letterale: «Anche le pulci hanno la tosse». Un richiamo che a Napoli si usa per le persone che parlano a sproposito e che in questo caso è da leggere come una replica al segretario nazionale del Pd, Dario Franceschini, che si è dichiarato contrario a una possibile ricandidatura del governatore campano al Comune di Napoli. «Pur’ ‘e pulice tenono ‘a tosse». È la lapidaria espressione dialettale che compare oggi sul blog di Antonio Bassolino, sotto il titolo «Pulci e politica». La traduzione letterale sarebbe «anche le pulci hanno la tosse», ma la frase – spiegano gli esperti di vernacolo – si usa per bollare coloro che «parlano a sproposito di cose che non conoscono». Bassolino non fa nomi e non aggiunge altro, ma negli ambienti politici campani la frase è considerata una replica al segretario del Pd, Dario Franceschini, che ha criticato il presidente della Regione nella sua visita di due giorni fa a Napoli. «Penso – aveva detto Franceschini, rispondendo a una domanda sull’ipotesi che Bassolino si ricandidi a sindaco di Napoli – che ogni stagione politica abbia un inizio ed una fine, e che il Pd di Napoli e della Campania abbiano diritto a guardare al futuro. Quindi penso che sia sbagliato pensare ad una candidatura a sindaco di Bassolino». Parlando ai simpatizzanti della sua mozione, Franceschini aveva aggiunto: «Le stagioni ci sono anche in politica. La Campania ha avuto il suo inverno, e ora si merita la primavera». Così, mentre i candidati alla segreteria sono impegnati nel tour elettorale che fino alle primarie di ottobre li porterà in giro per tutta Italia, sul terreno lasciano scontri e polemiche. Anche Franceschini torna, oggi, sul caso-Napoli. Risponde allo sfidante Pier Luigi Bersani, che ieri ha auspicato rinnovamento, ma ha detto di non potersi pronunciare con un sì o con un no sulla sorte del governatore. Anche la sua risposta, come quella a lui rivolta da Bassolino, non ha destinatario, ma il riferimento all’ex ministro è chiaro: va bandita «ogni ipocrisia», dice Franceschini. E aggiunge: «è ora di chiamare le cose con il loro nome e di dire dei sì e dei no: perchè la gente da noi vuole chiarezza e non mezze parole». Tra i due candidati è scontro anche su un’altra questione ‘locale’, quella della candidatura alla segreteria regionale ligure, per la mozione Franceschini, di Sergio Cofferati. Bersani si è detto contrario al cumulo delle cariche, suscitando l’indignazione dell’eurodeputato. Ma poi precisa di non aver voluto «fare nessuna polemica» e anzi ha detto di non gradire «l’aggressività» di Cofferati. A difesa dell’ex sindaco di Bologna, ma anche di Debora Serracchiani (anche lei candidata alla segreteria regionale ed eurodeputata) interviene allora Franceschini, che taglia corto: «Dobbiamo finirla con questa polemica strumentale». Il segretario torna anche sulla questione della collocazione a sinistra del partito, sollevata dal suo sfidante e che tanto dibattito sta generando nel Pd. «Fare un grande partito significa accettare l’idea delle diversità, che ci sia sì la sinistra ma anche una parte più moderata». E in visita al cimitero di Ravenna, alle tombe di Arrigo Boldrini, «il mitico comandante Bulow della Resistenza» e dell’ex segretario della Dc Benigno Zaccagnini, sottolinea che sono i simboli di «due culture che sono già nello stesso partito, il Pd».

l’Ora Vesuviana On-line

redazione@edizionidelvesuvio.com

Annunci