DON PEPPINO DIANA – E’ scontro tra Roberto Saviano e l’avvocato difensore del boss Nunzio Di Falco, condannato per l’omicidio del prete coraggio

così titolava un giornale denunciato per "estorsione a mezzo stampa"

così titolava un giornale denunciato per "estorsione a mezzo stampa"

È scontro tra Roberto Saviano e Gaetano Pecorella (Pdl), difensore di Nunzio Di Falco, boss della camorra condannato per la morte di don Peppino Diana, il sacerdote anticamorra ucciso in chiesa il 19 marzo del 1994 a Casal di Principe, «regno» dei casalesi.

Un’uccisione-simbolo avvenuta dopo la stesura di un appello nel ’91 («Per amore del mio Popolo») che lo fece diventare bersaglio dell’organizzazione malavitosa protagonista del libro «Gomorra». Intervistato dal giornalista Nello Trocchia per «Articolo 21», Pecorella ha nei giorni scorsi ricordato che nel processo erano presenti motivazioni diverse per quell’omicidio espresse in aula da camorristi: dalla vendetta per gelosia alla ipotesi di aver avuto in custodia armi dei clan. Nessuno, dice Pecorella, ha mai detto perché è stato ucciso don Diana. Saviano attacca frontalmente il deputato-avvocato scatenando la polemica politica. La sentenza, dice lo scrittore, si è espressa con chiarezza e Pecorella non può seminare «falsi dubbi sulla morte di don Diana perché vi è un verdetto definitivo: chi lo ha ucciso è uno dei clan più potenti e feroci d’Italia, i Casalesi, che sono i maggiori affaristi nel traffico di rifiuti tossici. Loro, quindi, dovrebbero essere i suoi nemici anche se in passato ha difeso in sedi processuali i loro capi» incalza Saviano rivolgendosi al presidente della commissione Ecomafie. Le contestazioni di Saviano scatenano una dura polemica con richiesta di dimissioni di Pecorella avanzate dal segretario del Pd Dario Franceschini e da diverse associazioni, che considerano «incompatibili» le sue parole con l’incarico di presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che sta indagando proprio sulla Campania. Immediata la replica: «È una vicenda paradossale, legata al caldo estivo e alla poca conoscenza di vicende giudiziarie – dice il parlamentare – Mi sono limitato a riferire quelle che erano le risultanze di un processo che ho seguito anni fa. Non ho affermato nulla che fosse un mio pensiero anche perché, palesemente, non mi è consentito averlo. Ci sono atti processuali leggibili; evidentemente Saviano non li ha letti perché dimostra di non conoscere i dettagli dell’omicidio». Poi attacca: «Se una sentenza sceglie una delle ipotesi di movente, non significa che non ve ne siano altre». Le richieste di dimissioni sono una prova di «stupidità politica». Il centrosinistra aveva iniziato in mattinata un fuoco di fila (Pina Picierno, diversi senatori del Pd e il capogruppo Anna Finocchiaro) culminato nella secca richiesta di dimissioni avanzata da Franceschini. Tra gli attacchi più duri quello di Luigi De Magistris (Idv). Anche Legambiente e il comitato «don Peppe Diana» avevano criticato le affermazioni di Pecorella, difeso dal capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che ha parlato di «tentativo di linciaggio» della sinistra nei confronti di una persona di «alta statura politica e specchiata moralità».

l’Ora Vesuviana on-line

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