GUERRE DI CAMORRA – La faida tra i Misso e l’alleanza di Secondigliano: Peppe ‘o nasone ordinò 5 omicidi per vendicare la moglie

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Era uno dei Leoni che guardava Napoli dalle scale del Duomo: il re di largo donnareggina, che oggi fa il collaboratore di giustizia. Peppe Misso, all’anagrafe Missi, sta dietro la faida che alla fine degli anni ’90 insanguinò Napoli col sangue degli uomini (tutti di spicco) del clan Licciardi. Un boss vuole vendicare la morte della moglie, rimasta uccisa in una strage di camorra, e una volta fuori dalla galera, apre una guerra con i clan rivali, attraverso un ampio sistema di alleanze.

È la storia di Giuseppe Missi (questo il nome all’anagrafe), storico capo del clan Misso, e della faida con i Licciardi e con i Mallardo che si scatena alla fine degli anni novanta. L’epilogo arriva in questio giorni con 13 ordinanze di custodia cautelare, notificate in carcere dalla Squadra mobile e dal reparto operativo dei carabinieri di Napoli, ad altrettanti camorristi.
Giuseppe Missi, storico capo del clan Misso, aveva perso la moglie nella cosiddetta strage di Acerra. Una volta scarcerato, il capo del clan Misso – soprannominato ‘o Nasone – ebbe come unico obiettivo quello di distruggere i due clan, ritenuti principali artefici di quell’episodio di sangue. I Misso aggregarono a sè innanzitutto un gruppo scissionista del clan Lo Russo. Maturano così nell’ottobre del 1999, gli omicidi di Vincenzo Murolo, capozona dei Licciardi ai Colli Aminei, e Antonio Ranieri, soprannominato ‘Polifemo’, referente per lo stesso gruppo nei Quartieri Spagnoli. Le strategie di Giuseppe Missi portarono ad agguati in altre zone della città: Missi fece uccidere nell’ottobre 2000 anche Gennaro Esposito, (detto ‘o Curto), esponente del clan Licciardi, ammazzato a Secondigliano; un omicidio compiuto con l’appoggio del clan Lo Russo, entrato a sua volta in contrasto con i Liccardi. Per timore poi di un ricompattamento dei Lo Russo con i loro scissionisti, fu ucciso anche Giuseppe Perinelli, legatosi ai Misso nel 1999. La ricostruzione degli inquirenti è stata resa possibile dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: fra cui, innanzitutto, Giuseppe Missi; i nipoti Michelangelo Mazza e Giuseppe Misso, e Salvatore Torino. Le ordinanze sono state notificate a: Ciro De Marino, 29 anni, Antonio Economico, 43 anni, Salvatore Lo Russo, 56 anni, Gennaro Mazzarella, 60 anni, Francesco Mazzarella, 37 anni, Pasqualina Pastore 34 anni, Raffaele Perfetto 38 anni, Luigi Pompeo, 34 anni, Bruno Rossi 45 anni, Gaetano Russo 36 anni, Nicola Torino, 29 anni, Faustino Valcarenghi, 33 anni, Antonio Venosa, 36 anni.

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