GLI ANNI DI PIOMBO – Alla presentazione del libro della giornalista de Il Mattino Tonia Limatola, l’ex assessore Dc Ciro Cirillo, racconta i giorni della sua prigionia. “Le Br volevano uccidere anche mia moglie”

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«Nel piano di fuoco delle Brigate rosse c’era anche mia moglie». Lo ha rivelato l’ex presidente della Giunta regionale della Campania, Ciro Cirillo che fu sequestrato dalle Brigate rosse il 27 aprile del 1981 per essere rilasciato 89 giorni dopo una lunga trattativa condotta con le Br dai servizi segreti tramite anche il boss della camorra, Raffaele Cutolo. Cirillo, apparso in un avvenimento pubblico per la prima volta da quegli anni – intervenuto alla presentazione del libro intervista della giornalista Tonia Limatola de Il Mattino, al suo collaboratore Giuliano Granata dal titolo «Io, Cirillo e Cutolo» (casa editrice Cento Autori) che fece da mediatore nella trattativa con le Br – ha raccontato alcuni particolari del suo sequestro. I brigatisti, quando lo portarono nel covo, gli chiesero dove fosse la moglie. Cirillo ha raccontato che di sera la donna si recava a casa di parenti per non restare sola. E forse questo la salvò dall’azione dei brigatisti. L’ex leader democristiano ha voluto ricordare sia il maresciallo della scorta che l’autista, Mario Canciello e Luigi Carbone, i quali furono uccisi nell’agguato: «Quella sera stavamo tornando un po’ prima. Entrambi erano felici per questa cosa». E poi si è interrotto per l’emozione. «Durante il sequestro mi dissero che io sembravo una persona impossibile da prendere perchè cambiavo sempre abitudini, allora io dissi ai brigatisti – spiega ironicamente Ciro Cirillo – se me lo facevate sapere vi avrei reso la vita meno difficile. Mia moglie si salvò dalla morte perchè quella sera, contrariamente alle mie abitudini non andai a prenderla dal fratello per poi riportarla a casa. Ma nel piano di fuoco mi dissero i Br era prevista anche lei». Ciro Cirillo, a 27 anni circa dal suo sequestro e dall’omicidio del suo autista e del poliziotto di scorta per la prima volta è apparso in pubblico, nella sala delle conferenze della Sala corrispondenti e giornalisti napoletani-biblioteca emerotaca Tucci. In passato aveva rilasciato sporadiche interviste a tv e carta stampata. Alla domanda di un giornalista che gli ha chiesto se la sua vicenda lo abbia indotto qualche volta a pensare di avere sbagliato a fare politica, l’ex assessore reigonale della Dc ha detto: «Non sono affatto pentito di avere fatto politica. Perchè mai dovrei pentirmi?».

l’Ora Vesuviana on-line

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