IL DIBATTITO SU REPUBBLICA NAPOLI – Sulle bufale no global della Provincia di Napoli: le lettere di solidarietà all’operato dell’assessora provinciale Isadora D’Aimmo

isadora-daimmo“BUFALE” SENZA LATTE….INVIATO DA CINEMAEDIRITTI

Siamo francamente sorpresi dal giudizio severo sull’operato di un assessorato che affronta in splendida solitudine (fanno eccezione il Comune di Napoli e qualche ateneo lungimirante) il tema della cooperazione internazionale nella nostra Regione. Più che di giudizi, la cooperazione campana ha un disperato bisogno di competenze, di iniziative e di leggi, dice bene la D’Aimmo, insomma di gente che faccia e che sbagli e che critichi il lavoro di altri mostrando di saper fare di meglio. L’assessorato provinciale ha interpretato il suo ruolo di stimolo e di sostegno senza risparmiarsi e di questo gli va dato merito.

Con tutto il rispetto per il diritto di critica, preferiremmo vedere i media impegnati in una campagna informativa e propositiva per una legge regionale che dia ai giovani campani il diritto ad accedere ad una professione, quella del cooperante, che può offrire nuovi orizzonti ad una generazione penalizzata dal precariato e non leggere critiche senza termini di confronto…

INVIATO DA PIETRO MASINA “ORIENTALE” DI NAPOLI

Caro Direttore, trovo davvero sconfortante che Repubblica arrivi a pubblicare un attacco di così basso livello contro il concetto stesso di cooperazione allo sviluppo. L’articolo vorrebbe essere ironico – ma questo tipo di ironia è più adatta alla Padania che a Repubblica. Non si capisce bene quale sia l’accusa mossa alla Provinacia di Napoli. Dal titolo ci aspetteremmo una denuncia di gravi scandali. Invece lo scandalo qui sembra essere il fatto stesso di voler portare avanti progetti di cooperazione allo sviluppo. In un mondo segnato da gravi conflitti – culturali e ideologici, oltre che bellici – la cooperazione cerca di promuovere il dialogo e la solidarietà fra i popoli. E se le considerazioni più nobili non bastassero, vale la pena di ricordare che la cooperazione allo sviluppo crea occasioni di lavoro anche per molti giovani di Napoli e della Campania. Ma queste cose sono note ai lettori di Repubblica. Cordiali saluti Prof. Pietro Masina, “Orientale” di Napoli

 

 

A PROPOSITO DI “PROVINCIA SPESE NO GLOBAL” E “BUFALE”

Non capisco.. .. e non so se la Provincia poteva ( o potrebbe) spendere i suoi soldi diversamente..penso però che soldi spesi ( spesi non sprecati) per solidarietà nei confronti di popolazioni meno avvantaggiate, erogati con bandi pubblici, regolarmente rendicontati ,siano  soldi spesi bene. La Società Italiana dei Veterinari per la Veterinaria e Zootecnica Tropicale (SIVtro)  è  l’esponente italiano dei Veterinari Senza Frontiere ww.veterinarisenzafrontiere.it); il gruppo Campania ( http://www.agrobiovet.it) opera sul territorio da piu’ di un decennio.. in collaborazione con enti ,associazioni, cittadini che pensano che ognuno possa ( e debba)  dare un piccolo contributo per un mondo migliore..  Veterinari Senza Frontiere è al fianco di quelle comunità, nel Nord e Sud del mondo laddove l’animale è fonte di reddito.. migliorare le produzioni alimentari in senso qualitativo e quantitativo garantisce e migliora la qualità della vita di una comunità… se il sig. Giornalista fosse stato un pò meno distratto,( e si fosse documentato sulla  SIVtro-VSF Italia) si sarebbe accorto delle nostre attività sul territorio campano..a fianco ed a sostegno di chi produce e consuma..(nelle scuole, a sostegno e supporto dei piccoli produttivi e delle attività di agricoltura familiare,per la sicurezza alimentare,tutela della biodiversità , con mostre, incontri,consulenze etc etc ) ah, dettaglio non insignificante.. siamo tutti volontari…e per il “famoso” progetto sviluppato e realizzato in Mozambico nessuno  è stato retribuito..per ulteriori info sul progetto citato nell’articolo e sulle nostre attività sono a disposizione.. del  sig. Giornalista e di chiunque avessi dubbi, perplessità o  voglia solo  saperne di piu’…Ah, siamo una associazione indipendente, cioè non legata ad alcuno schieramento o corrente politica..locale e non.. alcuni principi quali la solidarietà sono trasversali…non hanno tessere né etichette politiche..ripeto non capisco.. attaccando questa attività, cioè la partecipazione  della Provincia e dell’Assessorato alla Cooperazione ( attività che mi risulta sia istituzionale nonché un atto dovuto per un Assessorato alla Cooperazione)o meglio, trattando con superficialità un argomento cosi’ complesso e delicato  si getta discredito su  quella parte della società civile che con umiltà, consapevolezza e dedizione si dedica e si impegna nel volontariato..e di quelle (poche) istituzioni campane che collaborano e supportano tali attività..è informazione, pettegolezzo o peggio? ah dimenticavo.. la foto.. la bufala ritratta non è di razza mediterranea ( per intenderci, non è la nostra quindi nemmeno  quella mozambicana.. è una bufala di razza Murrah diffusa in Asia, in alcuni Paesi sudamericani.. non presente in Africa..il mio appello: per fare una corretta informazione è necessaria una attenta documentazione! Ed un po’ di buonafede… E ancora: perché  non vi occupate anche un po’ di quelle( tante) associazioni ,gruppi , persone che in Campania ( e nel Mondo)) operano ( con immani sforzi) al fianco ed a sostegno di chi è meno avvantaggiato ?giusto per una corretta informazione…

Tanto per doverosa comunicazione…e con la speranza che ai lettori di La Repubblica sia concessa la lattura di questo mio “sfogo”.. Cordiali saluti,drssa  Carmela D’Acierno,

Responsabile VSF Italia Gruppo Campania ; carmeladacierno@libero.it

 

LETTERA DI UNA DOCENTE DI ANATOMIA UMANA

Gentile dott. Augias,

gentile redazione di Repubblica ed. Napoletana,

ho letto (forse tardi: lavoro e posso leggere il quotidiano solo la sera) l?articolo a firma Angelo Carotenuto pubblicato oggi su Repubblica Napoli, a titolo ?E? una provincia che non ha confini?, e sento di dover rompere il silenzio che finora ho tenuto, faticosamente, come napoletana di adozione, come professore universitario e come semplice cittadino. Il tono pesantemente ironico dell?articolo mi ha indignata e vorrei fare notare alcuni punti che a me,  forse mentalità troppo schematica, sembrano però evidenti:

–         il quotidiano che io leggo dal primo numero ed alla cui linea ho sempre aderito perché in grande sintonia con il mio sentire, in prima pagina ancora oggi cita come deplorevole la protesta degli operai inglesi contro quelli italiani che lavorano per un?azienda, italiana, che ha vinto una commessa in Gran Bretagna: tutto perfettamente condivisibile, non è vero?

–         in prima pagina dell?edizione locale, spesso ahimè poco curata o francamente scadente (forse perché conosco più da vicino alcune situazioni locali? Spero di no, che sia solo un ?apprendistato? di giovani destinati a brillare in pagina nazionale?..) ecco invece un articolo sulle spese dell?Assessorato (prego tener conto del nome) alla Pace, Politiche di integrazione e Cooperazione internazionale della Provincia di Napoli: viene ?accusato? di finanziare progetti in apparenza bizzarri e invariabilmente destinati a paesi del terzo mondo e larvatamente (non tanto) rimproverato di trascurare i problemi dei cittadini campani

–         non vorrei farne una questione semantica, ma l?Assessorato in questione non si chiama Assessorato al Contrasto delle Inefficienze Pubbliche. E neppure, e Dio sa se ce ne sarebbe bisogno qui in Campania, Assessorato di Supporto ai Problemi della Sanità Campana. Si può naturalmente discutere su chi e perché, seppure dopo un mandato popolare, decide nomi e missione degli Assessorati: ma poi, lamentarsi che un Assessorato faccia il suo lavoro mi pare eccentrico.

–         Last but not least: non vi scriverei, se non conoscessi personalmente la questione: ho chiesto nel 2007 aiuto all?Assessorato in questione per supportare due studenti del Nord Uganda e consentire loro di trascorrere un periodo di tirocinio presso la mia Facoltà, la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell?Università di Napoli ?Federico II?. Non conoscevo personalmente l?Assessore (requisito qui spesso pressocchè indispensabile per accedere ai fondi ?locali?) : ciononostante, ho ottenuto il finanziamento del progetto e la dott. Isadora D?Aimmo è stata tanto gentile da rispondere al mio invito a conoscere gli studenti e partecipare ad un piccolo incontro sulla cooperazione in ambito universitario

Mi piacerebbe pensare che tutto il pubblico denaro speso attraverso Assessorati ed altri Enti venissero spesi con la stessa semplicità e trasparenza che io ho potuto verificare nel caso in questione; e mi piacerebbe che chi ha il compito forse ingrato di trovare cosa mettere in prima pagina, seppure in un?edizione locale, si guardasse intorno con le stesse qualità: semplicità e correttezza.

Cordiali saluti,

Stefania Montagnani

Professore di Anatomia Umana

LETTERA A LA REPUBBLICA DEL DIRETTORE DELLA FONDAZIONE IDIS
Caro Direttore, ho letto con perplessità l’articolo pubblicato su “la Repubblica” del 3 febbraio a proposito delle attività di cooperazione svolte dall’Assessorato alla Pace della Provincia di Napoli. La mia riflessione, molto sintetica, è questa. È evidente che c’è molto da fare qui. Lo sappiamo tutti. Ma pretendere di far parte delle grandi potenze del mondo e pretendere di essere tra le capitali del Mediterraneo richiede anche, da parte nostra, intendo della collettività, un senso di responsabilità alto nei confronti di chi ha – oggettivamente – meno di noi, non per dolo ma a causa di un meccanismo distorto di distribuzione della ricchezza a livello planetario che tutti oggi riconoscono e che crea le tragiche distorsioni e conseguenze di cui siamo ogni giorno testimoni. Se introducessimo nelle scelte della nostra collettività la logica che in qualche modo aleggiava nell’articolo, allora ogni euro speso per la cooperazione, ma anche per la cultura, per l’educazione, per i bisogni non immediatamente riconducibili al “molto da fare qui” o al profitto immediato, sarebbe da considerare uno spreco. È una logica inaccettabile e pericolosa nella sua semplificazione. Quella che troviamo inaccettabile, ad esempio, nelle ulture localiste e regionaliste radicali di tanti, purtroppo, movimenti politici della nuova destra europea.
Non a caso, nonostante i tanti tagli e il poco denaro che oggi si investe per la cultura, la Fondazione che dirigo sta sostenendo, anche con risorse proprie, una comunità di scienziati ed educatori nigeriani – nella città di Owerri – a realizzare un museo della scienza. Ed è difficile convincerci che si tratta di tempo e risorse sprecati o che potrebbero essere investiti meglio.
Un cordiale saluto
Luigi Amodio
Direttore della Fondazione IDIS-Città della Scienza

PROVINCIA DI NAPOLI E RESTO DEL MONDO

Pace, cooperazione e sviluppo sono elementi strettamente interconnessi nella economia e nella società globale. Un modo efficace per favorire la coesistenza pacifica tra i popoli e la loro cooperazione per uno sviluppo globale sostenibile, è costruire reti di collaborazione per la soluzione di problemi comuni, mettendo in gioco le risorse che ciascun territorio può apportare. Ne abbiamo avuto conferma con una recente missione di lavoro nel territorio dello Stato del Parà, in Brasile, a Belèm, la porta dell’Amazzonia. L’impatto ambientale, sociale ed economico di due grandi industrie è stato tale da sconvolgere l’economia dei luoghi. La Albras produce alluminio e l’Electronorte produce energia elettrica prevalentemente al suo servizio. Il fabbisogno energetico ha richiesto la costruzione di una grande diga che ha modificato il corso del fiume … ed ha causato la trasformazione del territorio del medio e basso Tocantiis. L’economia agricola e della pesca hanno subìto il maggior impatto. I conflitti che ne sono scaturiti riguardano gli interessi strettamente economici, ma anche il corpo della nuova composizione sociale. I lavoratori delle grandi fabbriche sono certamente più renumerati e tutelati dei lavoratori senza terra o degli artigiani, o dei pescatori che continuano ad operare nell’antica condizione di arretratezza tecnologica e in un contesto ambientale compromesso. A fronte della esigenza di coniugare sviluppo e sostenibilità ambientale e sociale, lo Stato del Parà ha ritenuto interessanti le idee e le strategie di sviluppo inclusivo sperimentate in Europa nel decennio passato ed ha ritenuto utile uno scambio di esperienza con la Provincia di Napoli e l’Agenzia Locale di Sviluppo Città del fare, ben conoscendo le buone prassi consolidate in materia. La missione di lavoro, tuttavia, è andata ben oltre la questione contingente. Tra le delegazioni istituzionali si è convenuto di elaborare un “Protocollo di cooperazione per lo sviluppo territoriale” che integra tre campi operazionali: Istituzioni e società; Cultura operativa per lo sviluppo sostenibile; Economia. Si sta ora lavorando affinchè entro la Primavera del 2009 sia sottoscritto il Protocollo e sia definito un Piano di Azioni per dare concretezza e continuità ai rapporti avviati. Nei paesi Latino-americani, come in Africa, come nell’Est europeo i problemi comuni sono la valorizzazione delle risorse endogene e l’attuazione delle politiche di sviluppo e coesione tramite processi partecipativi che rendono protagoniste le comunità e le economie locali, superando pratiche di tipo assistenziale. Sono problemi molto simili a quelli che si stanno affrontando nel Mezzogiorno d’Italia. Nei piani di Azione che scaturiscono da questi modelli relazionali si concretizza l’apertura internazionale di cui il Mezzogiorno ha bisogno. Non c’è da scandalizzarsi se le azioni riguardano scambi di saperi e di competenze, di realtà produttive minute e diffuse, perché tale è il tessuto produttivo e gli interessi reciproci su cui concretamente possono essere costruite relazioni virtuose. A meno che non vi sia ancora qualcuno che pensi di poter praticare approcci di tipo coloniale o di puro business-to-business. La storia ci ha già detto che questo, solitamente, genera conflitti e danni ambientali.

 

Osvaldo Cammarota

 

 

DAL COORDINAMENTO DELLE ONG E ASSOCIAZIONI DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE DELLA CAMPANIA

Caro Direttore,

in quanto portavoce del Coordinamento delle Ong e delle Associazioni di Solidarietà Internazionale della Campania (COASIC), sento il dovere di esprimere il profondo rammarico per l’articolo del 3 febbraio a firma di Angelo Carotenuto. E’ mortificante veder screditato l’impegno di migliaia di operatori volontari delle decine di associazioni di solidarietà internazionale, molte delle quali riconosciute a livello nazionale dal Ministero Affari Esteri ed a livello internazionale dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite. E’ sconcertante l’approssimazione con cui tende a denigrare un meticoloso e laborioso lavoro che, superando barriere geografiche e culturali, costruisce partenariati con ogni parte del mondo. La cooperazione internazionale, evidentemente, è materia troppo complessa per chi non si accorge che il mondo sta cambiando ad una velocità impressionante e che quanto succede a un palmo del nostro naso è sempre più legato al fenomeno della globalizzazione e in particolare all’interdipendenza fra Nord e Sud del Mondo. Solo ad un osservatore superficiale, troppo limitato nel suo ristretto mondo, possono sfuggire lo stretto legame ed i rapporti di causa-effetto che intercorrono tra il nostro territorio e i Paesi in Via di Sviluppo; perché i progetti che finanziano la costruzione di acquedotti, il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, la riqualificazione del settore turistico, o gli incentivi al settore dell’allevamento e dell’agricoltura contribuiscono a creare migliori condizioni di vita in un Sud che sicuramente non comprerà barelle per il Cardarelli ma, diventando sempre più autonomo, non vedrà più i propri figli mendicare le cure al nostro già precario sistema sanitario o un lavoro precario al nostro già sovraffollato mercato.  Perciò, ci sorprende molto che strumenti come quello della cooperazione decentrata riconosciuto, incoraggiato e sostenuto da governi e organismi internazionali, che individua negli enti locali, nelle ong, nelle università e associazioni  del territorio regionale e provinciale attori primari di sviluppo reciproco di territori e comunità, sia giudicato dal suo giornale come una scelta politica orientata esclusivamente a vantaggio di popolazioni lontanissime ed in qualche modo a scapito dei nostri cittadini. L’articolo del 3 febbraio, probabilmente fazioso, ignora di tutta evidenza le risoluzioni delle Nazioni Unite, le leggi dello Stato italiano (v. legge 49/87) e gli impegni, non derogabili, assunti a livello internazionale, perché la cooperazione decentrata è parte integrante e necessaria ramificazione dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo. Ma anche la geografia ne risulta “eufemisticamente” confusa; Comé e Houeyogbé, infatti, municipalità dello Stato africano del Benin, dove sono orgoglioso di lavorare affianco a comunità laboriose, sono piuttosto lontani dalla costa caraibica! E’ fin troppo facile criticare l’operato dell’Assessore D’Aimmo perché, coraggiosa,  intraprendente e infaticabile, agisce nella massima trasparenza e cura la visibilità del suo operato per contribuire a diffondere una cultura di pace e diritti universali.

La Campania è ormai l’unica Regione italiana che manca di uno strumento legislativo per la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà internazionale ma, malgrado questa grave lacuna che sembra sfuggire ai più, la Provincia di Napoli si è dotata di regolamenti e procedure per evitare illazioni clientelari e promuovere spazi di concertazione per dialogare con il territorio, con l’associazionismo locale e le Università.

E così, per molti attori della società civile, per gli immigrati e richiedenti asilo, l’assessorato alla Pace, alla Cooperazione e all’Immigrazione, rappresenta un punto di riferimento strategico ed efficace. Disponibile ad eventuali approfondimenti, colgo l’occasione per invitare il giornale ed i lettori ad un approfondimento dell’argomento in questione.

Rocco Conte

Portavoce COASIC

 

DA SERGIO CIPOLLA, PRESIDENTE ONG CISS – COOPERAZIONE INTERNAZIONALE SUD SUD

Che tristezza! Come è stato facile anche per un giornale come “La Repubblica” fare dell’ironia sulle donne di Kimbanseke in Congo o sui ragazzi di strada di Nairobi… Sarà che, nonostante gli anni, è ancora forte il ricordo del sorriso con cui in quella città un bambino di strada, lacero, sporco e privo di tutto, mi ha risposto “Che dio ti benedica” quando imbarazzato gli ho detto che io (proprio io, bianco, ben nutrito e ben vestito) non avevo neanche una moneta da dargli; sarà che ho conosciuto il coraggio delle donne del Congo nel tentare di offrire una possibilità di vita ai loro figli, nonostante le guerre, i saccheggi e una povertà terribile; sarà che mi ricordo ancora dei lavoratori delle comunità andine, delle miniere in cui soffocano a 3.000 metri di altezza facendo cose per vivere che per noi sarebbero impensabili, che mi chiedo, ma con quale coraggio si può fare dell’ironia su di loro e su chi cerca di fare qualcosa per loro? Certo, si ha sempre il diritto di criticare, di dire io non capisco perché certe cose le debba fare questo o quest’altro soggetto istituzionale, ma alla fine penso che si dovrebbe essere comunque contenti che qualcuno le faccia certe cose, che esista ancora, nonostante tutto, la parola “solidarietà”. Vorrei chiedere al giornalista Angelo Carotenuto se sa che nel telefonino che usa ogni giorno c’è un materiale che si chiama Coltan, che si trova quasi soltanto in Congo e che per fare arrivare a noi a un prezzo basso quel minerale ci sono stati quasi tre milioni di morti e la distruzione di quel paese. Vorrei chiedere al giornalista Angelo Carotenuto perché trova normale poter usare quel telefonino a Napoli, ma non che la Provincia di cui è cittadino faccia qualcosa per quelle che in fondo sono le vittime di quel telefonino. Ma forse il giornalista Angelo Carotenuto non ha mai sentito parlare né del Coltan né di come vivono le donne in Congo, e questo potrebbe spiegare la sua ironia. Forse però il giornalista Angelo Carotenuto avrebbe potuto informarsi su cosa sia la “cooperazione decentrata” in tutti i paesi occidentali e in Italia, e allora avrebbe potuto scoprire che in Spagna è la forma più importante di cooperazione (certamente più considerevole di quella centralizzata), che in Italia ogni regione (sia che abbia una legge regionale sul tema o non la abbia) e praticamente ogni città importante e provincia sostengono questi tipi di progetti, che la Unione Europea e le stesse Nazioni Unite considerano questa una delle forme più valide di cooperazione internazionale. Perché? Perché mette in contatto le comunità e perché si è rivelata un ottimo modo per costruire rapporti diversi tra i cittadini di questo nostro povero mondo così massacrato; perché gli accordi internazionali e perfino gli incontri del G8 dicono che dovremmo fare molto di più in questo campo e che questa responsabilità appartiene a tutti i cittadini del nostro paese (e quindi alle loro amministrazioni) e degli altri paesi occidentali. Ma certo  capisco che anziché ragionare seriamente su queste cose é molto più facile fare della facile ironia sulle bufale e dire che se si aiutano le donne del Congo non si compra una barella per il Cardarelli…

Sergio Cipolla,

presidente Ong CISS – Cooperazione Internazionale Sud Sud

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1 commento

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