Camorra S.p.a. I carabinieri smantellano organizzazione dei Fabbrocino. Imponevano agli imprenditori l’acquisto di calcestruzzo

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Camorra vecchio stile che si ricicla. Con nuovi e vecchi affiliati. E la camorra nel vesuviano, dopo quella del “professore” Cutolo è solo quella di Mario Fabbrocino, ‘o gravunaro. Un’indagine della magistratura condotta brillantemente dai carabinieri ha fatto luce su un giro di tangenti che i camorristi imponevano attraverso l’acquisto di calcestruzzo.

Imponevano l´acquisto del calcestruzzo prodotto dalla ditta “La Fortuna” e il pagamento di tangenti estorsive da versare al clan Fabbrocino: accusati di tentata estorsione ad un imprenditore edile di Palma Campania, nel Napoletano, Michele La Marca, di 48 anni, di San Gennaro Vesuviano (Napoli), Mario Di Nola, di 40 anni di Gragnano (Napoli) e Sebastiano Di Capua, di 51 anni di Camposano (Napoli) sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Nola che hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare in carcere. L´arresto dei tre – sottolinea in una nota il procuratore  aggiunto fabbrocino_mario1Alessandro Pennasilico – è il prosieguo dell´operazione che lo scorso mese di giugno portò all´arresto di La Marca e di altre persone “che in nome e per conto del clan Fabbrocino avevano dato vita ad un sistema di estorsioni esteso a tutte le realtà produttive della zona e di imposizione  del calcestruzzo prodotto da ´la Fortuna´ alle imprese che dove essere eseguire opere edili”. Le indagini hanno dimostrato che prima del sequestro, l´organizzazione capeggiata da Mario Fabbrocino imponeva a chiunque volesse operare nella zona di rifornirsi del calcestruzzo prodotto da “La Fortuna”. La Marca, ritenuto essere l´uomo di fiducia di Mario Fabbrocino era diventato il referente dell´attività estorsiva e nella sua veste di esecutore di ordini prendeva contatti diretti con gli imprenditori, minacciandoli apertamente nel caso gli stessi avessero opposto rifiuto o avessero mostrato anche solo tentennamenti nel versare denaro all´organizzazione. Di Naola, invece, era la persona che materialmente gestiva l´attività de “La Fortuna”, prendendo contatti diretti con gli imprenditori a cui era stata già imposta la fornitura di calcestruzzo. De Capua invece era l´elemento di collegamento che fungeva da cerniera tra gli imprenditori e i gruppi criminali, essendo la persona che dopo aver preso contatti con la vittima si prestava a portare quest´ultima al cospetto di coloro che poi materialmente formulavano la pretesa estorsiva, consentendo a questi ultimi di agire nell´ombra evitando sovraesposizioni.

l’Ora Vesuviana on-line

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