LA MORTE DEL PATRIARCA – Si è spento a 81 anni il capostipide della camorra di Forcella: è morto Pio Vittorio Giuliano

forcella

da http://www.ilmattino.it di MAURIZIO CERINO NAPOLI – Il patriarca di Forcella è morto: Pio Vittorio Giuliano senior ( per distinguerlo dalla moltitudine di nipoti che portano il suo stesso nome) aveva 81 anni. Giuliano è morto domenica ma la notizia si è diffusa soltanto nella giornata odierna. Pio Vittorio Giuliano era il padre dei fratelli Nunzio (dissociatosi dal clan e poi ucciso in un agguato a marzo 2005), Luigi (, detto Lovegino e poi ‘o rre, per anni capo dell’omonimo clan, e oggi collaboratore di giustizia), Salvatore, Carmine (‘o lione, morto per malattiia), Raffaele (il rampollo, anch’egli collabioratore di giustizia), Erminia detta Celeste, Anna, Silvana e Antonietta.

Insomma il capostipite, forse suo malgrado, di una una dinastia del crimine e del dolore. La Onorata fratellanza del Giuliano, confluita nel cartello di clan soprannominato «Nuova famiglia», fu la prima organizzazione a fare la lotta armata alle holding del contrabbando di sigarette, con uan serie di delitti. Il salto di qualità giunse quando fu deciso di distruggere Raffaele Cutolo, boss di Ottaviano e creatore della camorra delle carceri, e la sua Nco (nuova camorra organizzata). Negli anni ’80 il triste bilancio annuo della morte superò le trecento unità. Rimase vedovo prematuramente Pio Vittorio senior: era sposato con Gemma Sacco. Morì a soli 40 anni. Aveva una cardiopatia congenita ma, secondo il comune dire popolare tra i vicoli di Forcella e dell’Ammunziata, donna Gemma morì di crepacuore. Correva l’anno 1975: la polizia riuscì a giungere nel cuore di Forcella senza che le vedesse riuscissero a lanciare l’allarma. Furono esplosi colpi di pistola in aria, ma la madre dei fratelli Giuliano pensò che avessero fatto fuoco contro i figli, colpendoli. Dolore e malattia l’uccisero. Ma chi era Pio Vittorio Giuliano? Sicuramente uno dei capi del contrabbando: gli anni del secondo dopoguerra furono fondamentali per la sua «crescita professionale». Don Luigi Merola, parroco anticamorra di Forcella, nel suo «Forcella. Tra inclusione ed esclusione sociale, l’impegno della Chiesa, ed. Guida» scrive: «Nell’ottobre 1943, Forcella diventa così il centro del contrabbando napoletano: si vendeva di tutto, dalle sigarette ai liquori, dai cibi in scatola ai “paraschegge”, eufemismo per intendere i profilattici. Nel budello della Napoli antica le cose cambiarono. E la gente pure. Rispetto agli altri rioni di Napoli si rese necessario mantenere il primato di un’unica persona che deteneva la borsa nera e “governasse” il territorio. Fu così eletto “re di Forcella” il contrabbandiere Gennaro Merolla, detto “King Kong”, che poi abdicò per conto di Pio Vittorio Giuliano, vero signore del rione». Poi il lotto clandestino, poi il dolore, dopo la morte della moglie, per quella di nipoti e figli morti per overdose, malattia o camorra: Pio Vittorio jr, figlio di Nunzio, il primogenito dei fratelli, ucciso dalla droga. Il padre decise di non seguire più le orme dei fratelli: esco da questa vita. E il 20 marzo del 2005, mentre rincasava con la sua compagna della vita di cittadino qualsiasi, impegnato nel proselitismo anticamorra, venne ammazzato da due killer su ciclomotore a via Tasso. un mese prima, intervistato da Il Mattino disse: «Temo per la mia vita». E ancora la morte del figlio carmine, ucciso da una lunga quanto incurabile malattia, e poi le detenzioni dei figli, le fughe rocambolesche di Raffaele detto ‘o zui’. Fino a vedere i figli scortati dai poliziotti del servizio centrale di protezione pentiti: da nemici della legge erano diventati suoi collaboratori.

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