CAMORRA E CEMENTO – Scarcerato Antonio Di Sarno, l’imprenditore vittima della camorra accusato di esserne connivente. Disposto anche il dissequestro della Edil.Disa srl

carabinieri arresti

POLLENA TROCCHIA – Affari, camorra, cemento e disperazione. Perché se da imprenditore serio denunci la camorra e poi finisci in carcere, anche di disperazione si tratta. Dopo aver trascorso gran parte della sua vita a denunciare le illegalità e la camorra da imprenditore serio che dal vesuviano è riuscito a metter su’ un’azienda solida che opera in tutta Italia, Antonio Di Sarno, arrestato perché accusato di connivenze con la camorra, torna in libertà.

È stata infatti annullata la custodia cautelare in carcere per l’amministratore dell’azienda edile Edil.Disa, finita nella rete degli inquirenti all’interno delle azioni investigative che stanno facendo luce sugli affari della potentissima cosca dei Sarno di Ponticelli. Dopo circa venti giorni di minuzioso e capillare esame di tutti gli atti, il collegio difensivo costituito dagli avvocati Angelo Neri e Michele Coppola di Somma Vesuviana e l’avvocato Antonio Briganti di Napoli, è riuscito a smontare le accuse penali a carico di Antonio Di Sarno, di cui è stata disposta la scarcerazione immediata. Questa la storia: Antonio Di Sarno, cinquantenne imprenditore edile di Pollena Trocchia  circa due anni fa, rispose all’invito del Comune di Pollena per un Project Financing da sei milioni di euro per l’ampliamento del cimitero, da anni in stato di totale abbandono. Con il Project Financing i soggetti promotori propongono ad una Pubblica Amministrazione di finanziare, eseguire e gestire un’opera pubblica, il cui progetto è stato già approvato, in cambio degli utili che deriveranno dai flussi di cassa generati da una efficiente gestione dell’opera stessa. Essendo in possesso dei requisiti richiesti, la Edil Disa srl, così come altre aziende dell’hinterland partenopeo, presenta la proposta al comune che, dopo averle esaminate, con delibera n° 60 del 2007, dichiara il pubblico interesse per il progetto di ampliamento cimiteriale presentato dalla ditta di Antonio Di Sarno. Alla manifestazione di interesse del Comune sarebbe dovuta seguire un delibera per l’avvio della gara d’appalto, che in sostanza non si è mai svolta. Questa –secondo gli avvocati di Di Sarno- sarebbe la prima contraddizione dell’accusa: la Edil Disa non ha mai vinto la gara (così come è stato scritto sui giornali) e, quindi, non ha mai ottenuto nessun appalto perchè la gara non c’è mai stata.
A bloccare l’iter fu il ricorso al Tar da parte di tre aziende escluse dalla dichiarazione d’interesse. Visto l’esito negativo, le tre aziende, che nel frattempo dichiararono di aver subito intimidazioni da parte del clan Sarno intenzionato –a loro dire- a favorire la Edil Disa srl, si appellarono al Consiglio di Stato, che si espresse con una sospensiva, fissando la causa di merito entro la fine del mese di luglio. Intanto, sulla base della registrazione di una conversazione tra due degli imprenditori della cordata, sarebbero poi scattate le manette ai polsi di alcuni esponenti del clan Sarno e del titolare della Edil Disa, accusato di essere complice di estorsione aggravata di stampo mafioso ai danni degli  esclusi. Per gli avvocati difensori, la registrazione che accuserebbe Antonio Di Sarno risulta inconsistente, si tratta di un semplice sfogo tra le parti escluse, che non può essere considerato come grave indizio di colpevolezza nei confronti dell’imprenditore. Anche l’azienda con sede legale a Cercola e operativa nella zona industriale di Volla, dovrebbe nelle prossime ore essere dissequestrata.

l’Ora Vesuviana on-line

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