ADDIO MAURIZIO – Senza retorica, nel ricordo di Maurizio Valenzi, tutte le speranze di una città “sepolta”. Oggi la visita privata a Lucia, Marco e Libera, la nipote dell’unico sindaco “comunista” di Napoli

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Non è stato un funerale in senso classico quello di Maurizio Valenzi, piuttosto un’assemblea in cui le varie anime della città, borghesia e popolo, si sono saldate in un unico grande abbraccio all’indimenticato sindaco comunista, morto l’altro ieri a 99 anni, primo cittadino a Napoli dal 1975 al 1983. Una cerimonia laica e sobria, in cui la retorica ha fatto posto al ricordo commosso degli amici.

Da ieri la camera ardente allestita nella Sala dei Baroni, la storica sede del Consiglio comunale di Napoli all’interno del Maschio Angioino, ha visto un via vai di gente comune e rappresentanti della cultura e delle istituzioni. Un copione che si è ripetuto anche oggi sin dalle prime ore del mattino. Ai lati della bara il picchetto d’onore dell’associazione partigiani. Sul feretro fiori, andurium e rose rosse, e una foto, un primo piano espressivo in una cornice d’argento. La sala si riempe di amici e cittadini: diverse generazioni di amministratori della città si ritrovano a sedere, per molti di loro è un amarcord, tra i banchi del Consiglio e della Giunta. Da Berardo Impegno a Valeria Valente, da Aldo Cennamo a Leonardo Impegno, da Franca Chiaromonte all’ ex presidente della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, all’ex sindaco socialista Pietro Lezzi e ad altri ancora, come gli assessori regionali Forlenza, Santangelo e Gabriele, e i consiglieri regionali Ronghi e Corace, compagni ed avversari uniti nel ricordo di Valenzi. Fino agli amici più stretti, Andrea Geremicca, Abdon Alinovi, Gilberto Marselli e Franco Iacono. A loro, dopo gli interventi delle cariche istituzionali, il sindaco di Napoli Iervolino, il presidente della Provincia Cesaro e il governatore Bassolino, spetterà il compito di ricordare l’amico di sempre, il sindaco delle emergenze, (colera, terremoto e terrorismo) con la passione per la pittura. A rendere per prima omaggio alla salma di Valenzi è l’attuale sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, che da padrona di casa, fa un passo indietro: «Carissimo Maurizio – inizia la sua lettera – siamo qui nella tua aula e mi imbarazza parlare in questa sala davanti a te, dove nessuno credo in tua presenza abbia diritto a parlare semmai ad ascoltare». «Sei stato – ha detto – un grande uomo per una grande politica e lo dico pensando a noi che spesso siamo piccoli uomini e donne per una piccola politica». Scrosciano gli applausi, la Sala dei Baroni è gremita, da qualche viso sgorgano lacrime. Applausi anche per Luigi Cesaro, neo presidente della Provincia del Pdl, che lo ricorda come «un pezzo importante della storia di Napoli e un punto di riferimento ideale e materiale» da ricordare «come un padre, ma anche come un maestro per il suo rigore morale». Per il governatore campano Antonio Bassolino «è stato un politico importante e fine, un grandissimo sindaco, amato e popolare, una persona straordinaria. Un uomo di parte ma sempre capace di dialogare con tutti». Ma il ricordo più toccante non è pubblico: lo ha scritto il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in una lettera privata scritta alla nipote quindicenne di Valenzi, Libera, nella quale parlando da nonno di una ragazza che ha più o meno la sua stessa età, tratteggia un ricordo personale dell’uomo e della loro amicizia. Napolitano potrebbe essere oggi a Napoli per una visita di condoglianze in forma strettamente privata. La cerimonia si conclude e la salma di Valenzi lascia il Maschio Angioino. Si alza qualche pugno chiuso, è l’ultimo saluto al compagno Maurizio, sindaco in una Napoli dai mille problemi.

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