Nuovi studi sul magma del Vesuvio. Una ricerca francese sulle eruzioni che distrussero Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio, salvando Pollena Trocchia

Un nuovo studio francese sul rischio di una “eventuale” eruzione del Vesuvio. Ecco i particolari.

Il Vesuvio, attualmente, è in una fase di quiescenza che dura dal marzo del 1944, quando, in piena occupazione alleata, il vulcano entrò in attività parossistica, distruggendo parzialmente gli abitati di S.Sebastiano e Massa di Somma e costringendo alla fuga anche alcuni insediamenti militari americani. La camera magmatica che nutre le eruzioni del Vesuvio, in passato è stata più superficiale di quanto immaginato finora. La scoperta, frutto di uno studio italo-francese pubblicato su «Nature», secondo i ricercatori ha importanti implicazioni per la comprensione del rischio associato all’attività eruttiva del Vesuvio. L’area che circonda il vulcano più pericoloso d’Europa è una delle regioni vulcaniche più densamente popolate del mondo, di conseguenza le previsioni accurate di future attività eruttive sono una sfida importante per i vulcanologi. In questo senso, è cruciale, spiegano gli esperti, la stima delle riserve di magma poste in profondità, un parametro importante per controllare proprietà del magma e «stile» eruttivo. Una camera magmatica più superficiale, a esempio, potrebbe indicare, che il magma ha un più basso contenuto volatile ed è probabile che erutti meno violentemente. I ricercatori, guidati dal Centro Nazionale delle ricerche francese, hanno raccolto campioni di roccia provenienti da quattro grandi eventi esplosivi e hanno ricostruito le condizioni di temperature e pressione alle quali il magma era conservato. «Abbiamo verificato che in occasione dell’eruzione di Pollena, del 472 d.C. il magma si trovava a una pressione di circa 1.000 bar, che corrisponde a una camera magmatica posta a una profondità di circa 4-5 chilometri», ha osservato l’autore italiano dello studio, Raffello Cioni, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) sezione di Pisa e dell’università di Cagliari. La stessa indagine, ha proseguito, effettuata sui prodotti delle eruzioni del 79 d.C. e di altre precedenti catastrofiche eruzione del Vesuvio, indicano che il magma proveniva direttamente dalla camera più profonda. Si deducono quindi, ha sottolineato, due modalità di eruzioni vesuviane che possono coinvolgere sia la camera magmatica a 8-10 chilometri che quella più superficiale«. Secondo Enzo Boschi, presidente dell’Ingv, si tratta di «un ulteriore passo avanti nella comprensione dei meccanismi eruttivi del Vesuvio finalizzata anche a determinare la sua pericolosità».

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fonte: www.corrieredelmezzogiorno.it; www.ansa.it