Rione abusivo a Casalnuovo: la camorra picchia Domenico Pelliccia che denuncia tutto e poi scappa

il costruttore Domenico Pelliccia

NAPOLI — Che i soldi per realizzare i palazzi abusivi di Casalnuovo li avessero investiti i clan si era capito da subito. Adesso gli investigatori hanno le prove che finora erano mancate. Hanno il filmato in cui si vedono due persone — due affiliati al clan Veneruso — trascinare il costruttore Domenico Pelliccia fuori dalla sua villetta, picchiarlo davanti al figlioletto terrorizzato, spingerlo in un’auto e portarlo via.

(all’interno un articolo di Titti Beneduce, dal Corriere del Mezzogiorno)

Pelliccia, che aveva ricevuto milioni di euro da esponenti della criminalità organizzata, non è ora in grado di restituire quel denaro: da qui il sequestro, che nelle intenzioni del boss Francesco Rea doveva servire a mettergli paura e a recuperare almeno in parte il credito. Per il sequestro del costruttore (che è ora irreperibile) e il tentativo di estorsione nei suoi confronti, i carabinieri del nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito tre dei cinque provvedimenti di fermo emessi dal pm della dda Vincenzo D’Onofrio.

i carabinieri controllano gli abbattimenti del rione abusivo

i carabinieri controllano gli abbattimenti del rione abusivo

È indagato il boss Francesco Rea, già latitante per altri reati. Domenico Pelliccia è il costruttore (a sua volta imparentato con un boss) che in pochi mesi, a cavallo tra il 2006 e il 2007, realizzò più di settanta palazzine abusive a Casalnuovo: nessuna autorizzazione, nessun progetto, solo richieste di condono preparate con versamenti falsi. Un processo a suo carico è in corso davanti al tribunale di Nola e dovrebbe concludersi nei primi mesi del prossimo anno. Un’altra richiesta di rinvio a giudizio per un secondo gruppo di edifici abusivi sarà proposta a settembre dai pm Carmine Renzulli e Giuseppe Visone: riguarda 43 persone, tra cui ovviamente Pelliccia. Nel frattempo, 29 palazzi sono stati abbattuti: sono andati giù anche quelli per i quali gli uomini dei Veneruso avevano già dato la caparra. Pelliccia si trova in enormi difficoltà: non può dare gli immobili promessi, perché sono stati sequestrati e abbattuti; non può neppure restituire il denaro, perché non ce l’ha più. Circa un mese fa, Francesco Rea, non direttamente coinvolto nella vicenda ma chiamato in causa da un creditore di Pelliccia, ha convocato una prima volta il costruttore. Gli ha fatto una proposta che ha lasciato senza fiato il re degli abusi: la sua barca di lusso in cambio della cifra di un milione e 700 mila euro dovuta a uno dei creditori. Pelliccia è rimasto a bocca aperta, perché quella barca è intestata a un prestanome e, credeva lui, nessuno sapeva della sua esistenza. Ha preso tempo, ha nicchiato, poi ha deciso di non farsi trovare più. Ha smesso di rispondere al telefono e si è chiuso nella sua villetta (abusiva) di via Francesco Saverio Nitti, la stessa dove scontò i domiciliari un anno fa. Ma i boss non amano essere presi in giro: così Francesco Rea, un paio di settimane fa, ha mandato i suoi a cercarlo. La scena è stata ripresa dall’impianto di telecamere a circuito chiuso del costruttore, che i carabinieri del maggiore Fabio Cagnazzo hanno sequestrato. Si vede Domenico Pelliccia aprire la porta in pigiama, seguito dalla moglie e da uno dei due figli. I due emissari di Rea lo afferrano e lo picchiano. Uno dei bambini cerca di abbracciare il papà; la madre, terrorizzata, deve faticare per riportarlo in casa. Il costruttore viene fatto salire in auto sotto la pioggia battente. Viene portato (come emerge dalle intercettazioni ambientali e telefoniche) in un garage, dove il boss lo rimprovera per il comportamento tenuto. Rea insiste: servono i documenti della barca, bisogna fare il passaggio di proprietà. Qualche ora dopo, Domenico Pelliccia torna a casa. Fa allontanare la moglie e i bambini e a sua volta comincia a preparare i bagagli. Quando arrivano i carabinieri per sequestrare il filmato delle telecamere, trovano l’ingresso della villetta ingombra di valigie e porta- abiti. Quando li vede, Pelliccia il duro, Pelliccia che minacciava e insultava i giornalisti, scoppia in lacrime come un bambino. Nella caserma di Castello di Cisterna conferma il sequestro, conferma le richieste estorsive, conferma l’acquisto della barca intestata al prestanome per evitare che i pm di Nola la sequestrino. Conferma, soprattutto, la paura di essere ucciso. Firma il verbale, poi sparisce.

di Titti Beneduce

dal Corriere del Mezzogiorno www.corrieredelmezzogiorno.it