Puntuali vi proponiamo le nostre scelte cinematografiche: film-distrazione e tanta adrenalina. E infine, un momento di riflessione.

In sala Agente Smart, furbo e intelligente, è proprio il caso di dirlo. “Casino totale” è la trasposizione cinematografica di una fortunata serie degli anni ’60 di Mel Brooks.Dopo un periodo di inattività, Maxwell Smart (Steve Carrell) viene incaricato di fermare un complotto contro la città di Los Angeles e viene affiancato all’agente 99, la bella Anne Hathaway. Max è un tipo sbadato e presto finisce nei guai. Per la regia di Peter Segal, il film piacerà a molti. C’è stato “Casino Royale” che ha appassionato ancora una volta gli amanti del genere e adesso “Casino Totale”: l’agente 86, ha perso qualche chilo e ha guadagnato la licenza di uccidere al fianco di una Bond-girls che sopravviverà alla fine del film. A differenza del suo rivale nel genere, non è misogino, indossa un abito elegante ma è un affascinante disadattato.

 

In uscita “Nel 1971 Arancia Meccanica vi sconvolse”, così recita la voce che racconta il film “Funny Games”. Jim Roth, Naomi Watts e Michael Pitt, gli attori principali del film, remake del suo omonimo del 1997 diretto dallo stesso regista, Michael Haneke. Ann, George e il figlioletto sono in cammino verso la casa dove trascorreranno l’estate, i loro vicini di casa ospitano Peter con cui Ann si trova improvvisamente faccia a faccia. Lui le chiede delle uova, ma mentre è intenta a cercarle, Ann indugia: come è entrato in casa quel ragazzo? “Cerco di mostrare la violenza per come essa è davvero: una cosa difficile da mandar giù. Voglio mostrare la realtà della violenza, il dolore, le ferite inflitte da un essere umano a un altro”, ha dichiarato il regista. Questo film vi terrorizzerà perché non ci metterà molto ad entrare nei meandri più profondi della vostra psiche.

A casa Cain è nata da poco la piccola Lily e fin da subito in “Joshua” inizia a manifestarsi qualcosa di strano: il bambino sembra educato, ma si sa, l’apparenza inganna. Il film di George Ratliff ci propone una storia angosciosa, una di quelle che con magistrale tecnica ci riporta al filone del classico thriller psicologico. Joshua è il male incarnato nel corpo di un bambino, qualcosa di cui dubitare, qualcosa che si vorrebbe controllare ma che cova in sé inevitabilmente il suo essere diabolico.

In un paese del Canada la Depressione ha causato penuria di ricchezze, tanto che la proprietaria di una birreria decide di indire un concorso: chi eseguirà “La canzone più triste del mondo” riceverà un premio di 25mila dollari. Per la regia di Guy Maddin, il film ci propone una storia surreale dove si mescolano sogno e realtà e dove le immagini in bianco e nero e le “vecchie” voci sembrano riportarci al cinema sonoro delle origini.

 

Déjà vu Film del 1993 di Jonathan Demme, “Philadelphia” racconta la storia di Andrew Beckett (Tom Hanks), un brillante avvocato gay. Un giorno, di punto in bianco, Andrew viene licenziato perché, dicono, “inefficiente sul posto di lavoro”. Il motivo ufficioso Andrew lo comprende subito: è stato licenziato perché affetto da AIDS. Così, senza perdersi d’animo, ingaggia un altro avvocato interpretato da Denzel Washington e porta avanti una causa contro lo studio legale per cui lavorava. Quando il film uscì nelle sale, l’AIDS dilagava e non tutti conoscevano la malattia. Significativa in questo senso è la scena in cui l’avvocato Joe Miller stringe la mano ad Andrew e inizia a temere di aver contratto la malattia. Tom Hanks vinse il premio Oscar come migliore attore protagonista. Il film si pone come denuncia verso ogni tipo di intolleranza.

 

A cura di Roberta Migliaccio